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22 settembre 2018

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Una vita in circolo

14.01.2018

Coltivare le buone
relazioni fa crescere
la partecipazione

Il logo del Circolo Noi Santa Maria Maddalena
Il parroco di Trevenzuolo, don Alberto AntonioliLa manifestazione «Porte aperte del Parco»I ragazzini grandi protagonisti a «Teatro bambino»
Il logo del Circolo Noi Santa Maria Maddalena Il parroco di Trevenzuolo, don Alberto AntonioliLa manifestazione «Porte aperte del Parco»I ragazzini grandi protagonisti a «Teatro bambino»

La parrocchia di Santa Maria Maddalena di Trevenzuolo è inserita nell'Unità Pastorale che comprende anche le parrocchie di Roncolevà e Fagnano. Dal 2004 è retta dal parroco don Alberto Antonioli, originario di Castagnaro e ordinato sacerdote nel 1980. Prima di approdare a Trevenzuolo, dove ha sostituito don Franco Bontempo, attuale parroco di Bonferraro, ha svolto la sua missione sacerdotale a Isola della Scala, a San Francesco all'Arsenale e a Pastrengo. Considerando la situazione pastorale nel suo complesso, don Alberto non nasconde una certa amarezza per l'abbandono da parte di una buona fetta della popolazione della tradizione religiosa che ha contraddistinto queste comunità nei secoli passati. Conferma quanto detto a suo tempo a proposito della comunità di Roncolevà: «Se un tempo la chiesa era il centro che calamitava la popolazione ora... solo un 35 per cento dei 1.500 abitanti di Trevenzuolo frequenta le funzioni religiose domenicali». Tuttavia, prosegue fiducioso, «la generosità dei trevenzuolesi verso la chiesa e le sue opere è rimasta intatta. Lo ho potuto verificare anche nell'ultima tornata della benedizione delle case e delle famiglie. E ciò mi fa ben sperare. Affermo questo anche in base all'attaccamento che vedo verso il Circolo Noi e la grande partecipazione della gente alle iniziative proposte. Ciò serve a incrementare il senso della comunità e dà modo, anche a me, di incontrare persone che diversamente non potrei manco vedere». A proposito del Circolo Noi, cosa pensa? «Tutto il bene possibile», dice convinto don Alberto, «perchè, pur nell'ambito delle proprie specificità, esiste una bella intesa tra parrocchia e Circolo al servizio della comunità. Io sono ammirato per come sono mantenuti gli ambienti, puliti, ordinati, accoglienti. Lo stesso parco, che noi usiamo molto durante il Grest che raccoglie i ragazzi delle tre parrocchie, è ben tenuto dai volontari del Circolo che ci danno un imprescindibile appoggio logistico anche in molte altre manifestazioni». Tuttavia il compito di una parrocchia non è solo quello di devolvere l'organizzazione del tempo libero ad un Circolo; è quello dell'annuncio della parola di Dio, dell'evangelizzazione, della catechesi. Chiediamo a don Alberto, con quale spirito e con quali modalità vengono affrontati questi problemi. «Nel territorio dell'Unità Pastorale», risponde, «risiedono 2.700 abitanti. Ho già detto della percentuale dei “praticanti”. Gli altri li raggiungo, per quanto è possibile, vistando le famiglie e gli ammalati, negli incontri con i giovani genitori dei bambini che si preparano a ricevere i sacramenti dell'Eucarestia e della Cresima». La catechesi per tutti i bambini e i ragazzi dell'Unità Pastorale si tiene nel centro di Trevenzuolo, «dove gli spazi hanno una grande ricettività. Rilevo con amarezza e preoccupazione, a proposito del catechismo, quanto detto degli adulti; dei 28 bambini iscritti alla classe prima elementare, coloro che frequentano il catechismo sono solo 12/13; e, in ottobre, quando sono state amministrate le Cresime, solo 12 erano i cresimandi. E, in seguito, molti di questi non si vedono più». «Abbiamo bisogno di rivedere anche la modalità classica del catechismo», sottolinea don Antonioli, «che si è rivelata superata e poco incisiva. Per questo, d'ora in avanti, non si terranno più le classiche lezioni frontali di catechismo, bensì incontri laboratoriali con il coinvolgimento dei venti catechisti nelle cinque classi elementari. Ciò significa che in ogni classe, divisa in tre laboratori, interverranno due catechiste e due mamme. «Con questa organizzazione modulare e contraddistinta dalla concretezza si moltiplicheranno le buone relazioni tra bambini ma anche tra i genitori e la comunità». Un altro aspetto della catechesi riguarda gli adolescenti «che cerchiamo di coinvolgere sempre più responsabilizzandoli e coinvolgendoli nell'animazione del “Canto della Santa Notte”, cui partecipano con strumenti musicali e, soprattutto, durante il Grest che vede la partecipazione di 150 bambini. Voglio ricordare che per fare gli animatori, compito importante e delicato, gli adolescenti devono frequentare obbligatoriamente dei corsi organizzati dalla diocesi». Missione difficile, quella del sacerdote in questi tempi. È difficile e impegnativa. «Noi facciamo il possibile con l'aiuto di Dio, poi il seme sarà fatto crescere dalla Provvidenza». • G.B.M.

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