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Concerti

13.01.2012

Il duo Scholtes e Janssens orchestra a quattro mani

Lestari Scholtes e Gwylim Janssens in Sala Maffeiana FOTO BRENZONI
Lestari Scholtes e Gwylim Janssens in Sala Maffeiana FOTO BRENZONI

Assente da alcuni anni, il duo a quattro mani Lestari Scholtes e Gwylim Janssens, proveniente dall'Olanda e pluripremiato in varie competizioni internazionali, è stato nuovamente ospite di un concerto degli Amici della Musica in Sala Maffeiana. La letteratura per questo organico si compone fondamentalmente di due categorie: i brani originali e le riduzioni di brani altrimenti concepiti per orchestra. In alcuni casi la versione pianistica precede quella orchestrale, e serve all'autore da canovaccio per procedere poi alla distribuzione delle singole frasi musicali ai differenti timbri strumentali.
Succede poi che il grande pubblico conosca e si affezioni, attraverso le esecuzioni, ma soprattutto per mezzo delle incisioni, alla versione per orchestra, più sontuosa, in qualche modo più «finita», e all'ascolto di una riduzione per pianoforte colga soprattutto il limite dello strumento a tastiera. Si vuole in questa sede incoraggiare il ritorno alla versione pianistica per cercare di cogliere l'aspetto strutturale di un brano orchestrale, soprattutto se complesso.
Chi scrive ha conosciuto alcune partiture stravinskijane proprio studiandone la versione a quattro mani, preziose, in seguito per apprezzare al meglio le sfumature e le scelte timbriche.
È stato il caso della celebre Rapsodie espagnole di Ravel che ha aperto il concerto del duo Janssens-Scholtes: il primo movimento della suite, Prélude à la nuit ha creato una magia sonora del tutto particolare che ha dato la misura dell'abilità di questi giovani pianisti nel gestire con naturalezza e precisione il tocco in due sulla stessa tastiera. Che non è facile. Meno efficaci sono apparsi negli altri movimenti, forse per limiti propri della trascrizione.
Seguivano i Six morceaux Op. 11 di Rachmaninov, suite invece pensata per il pianoforte, dove il duo olandese ha interpretato in maniera superba lo Scherzo e il seguente Russian theme, nel primo con una brillantezza e un «jeu perlé» di altissima qualità, nel secondo con il grandioso respiro musicale dato ai bellissimi motivi popolari.
La seconda parte del concerto era occupata dalla versione pianistica del balletto Petrouchka di Igor Stravinskij. Questa trascrizione originale è di bellezza e difficoltà straordinarie.
L'autore trascrive tutto e la musica è densa ed elaborata in ogni ottava della tastiera. Le politonalità e le poliritmie risultano più evidenti rispetto al frazionamento dei timbri orchestrali. Del balletto in questa versione da concerto si conserva tutto, e ogni elemento ritmico o melodico, per quanto semplice, si staglia con chiarezza nell'apparente marasma sonoro.
Lestari Scholtes e Gwylim Janssens si sono dimostrati all'altezza della loro fama: la padronanza tecnica è assoluta, come pure la visione generale di ogni singola pagina musicale, che viene restituita con grande lucidità e comunanza di intenti.
Il caloroso successo finale tributato dal pubblico è stato premiato con la versione pianistica di un altro celebre pezzo orchestrale: Il palazzo del re della montagna dal Peer Gynt di Edvard Grieg, che ha chiuso con un crescendo di energia la bella serata.

Chiara Zocca
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