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Il festival

14.02.2009

Con Mazzi verso Sanremo
Attesa per Cocciante-Perbellini

Gianmarco Mazzi, direttore artistico del festival di Sanremo
Gianmarco Mazzi, direttore artistico del festival di Sanremo

Sanremo è lontana da Verona oltre 400 chilometri ma negli ultimi anni questa distanza è diminuita grazie a Gianmarco Mazzi, direttore artistico delle edizioni 2004 (con Tony Renis), 2005 (con Paolo Bonolis) e 2006 (con Panariello) del Festival della Canzone. Veronese doc, già produttore dell’opera popolare “Giulietta e Romeo” di Cocciante & Panella, Mazzi è tornato quest’anno a occuparsi della manifestazione canora più famosa d’Italia ancora in coppia con il presentatore/ direttore artistico Paolo Bonolis.

Come sta andando la preparazione del Festival?
«Bene. Non siamo in ritardo. Tutto procede secondo la “scaletta”. Al di là delle polemiche, sarà una bella edizione».

Tra le novità dell’edizione 2009, la presenza degli Afterhours con il progetto “Il paese è reale”.
«Li conosciamo da anni; fanno parte dell’agenzia di produzione Casasonica. A Bonolis e a me piaceva l’idea che si potesse rappresentare anche il mondo della musica indipendente. La musica oggi è fatta anche da luci e ambientazioni: con la regia, a Sanremo, vogliamo rappresentare le differenze di genere e suono tra i vari artisti in gara. Siamo contenti di avere gli Afterhours. Sono stati il primo gruppo ad essere invitato, i primi sicuri di partecipare alla rassegna, fin dal maggio dello scorso anno. È stato il nome su cui ci siamo trovati d’accordo subito, fin dall’inizio, Bonolis ed io».

Tra le nuove proposte, l’unica voce maschile è quella del veronese Filippo Perbellini, in gara accompagnato dal “tutor” Riccardo Cocciante. Come mai è l’unico uomo della categoria? Non lo trova strano?
«Quella categoria è un’altra delle novità della rassegna 2009. Difficile trovare una manifestazione, oggi in Italia, in cui artisti del livello di Cocciante ma anche di Zucchero, Pino Daniele, Burt Bacharach, Gino Paoli, Dalla, Ornella Vanoni e tanti altri, si propongono come mentori di cantanti esordienti. Quando a un artista come Cocciante, nella gamma delle possibili richieste, gli proponi un duetto con un esordiente, per lui si tratta di una novità. Abbiamo lavorato in maniera molto sottile, variando gli approcci, visti i tipi diversi di artisti. E poi è entrato in gioco il caso: alla fine, tra gli esordienti abbiamo scelto tutte donne tranne Perbellini. E la situazione si è invertita per quel che riguarda i “padrini”, cioè i “tutor”: sono tutti uomini tranne la Vanoni. Si è trattato di un caso fortuito. È la dimostrazione di una scelta fatta senza tenere conto di altro che il criterio artistico. Abbiamo ascoltato le canzoni e abbiamo scelto, in libertà».

Non pensate che un artista conosciuto come Cocciante, per fare un esempio, possa “far ombra” a un esordiente di neanche 20 anni come Perbellini?
«Può esserci questo rischio ma abbiamo calibrato bene il tutto. Le canzoni dei giovani le abbiamo potute ascoltare per una settimana prima del Festival. Il primo passaggio tv di queste “proposte” è in solitaria. Il nostro scopo è rappresentare mondi artistici possibili: vedere come un grande della musica interagisca con un esordiente. Per la serata dei duetti, quella di giovedì 19, vorremmo 10 performance diverse di grande livello. Se fosse esistita una serata del genere anche negli anni scorsi, adesso avremmo magari, solo per dire due nomi, un duetto Eros Ramazzotti/ Domenico Modugno. Ci sarebbe rimasta una notevole testimonianza artistica».

L’ultimo giovane del settore proposte verrà deciso dal concorso Sanremofestival.59, la competizione online riservata agli artisti giovani, una selezione alla quale hanno partecipato anche i veronesi L’OR.
«Le novità vanno, secondo me, inserite con gradualità. Sanremo ha una formula nata 58 anni, ha subito modifiche durante gli anni ma ha mantenuto una struttura tradizionale, con la gara in primo piano. Ho sempre la tendenza a valutare il fine, che è quello artistico: creare uno spettacolo adatto a tutti. Sanremofestival.59, il concorso sul web, nasce da una costatazione fatta da Bonolis e da me: internet potrebbe diventare importante per interessare le nuove generazioni e magari, in futuro, trasformarsi nel mezzo che permette di scegliere un cast più vario».

Molti gruppi giovani hanno lamentato il fatto di aver speso cifre ingenti (si parla di migliaia di euro) per autovotarsi attraverso sms e chiamate telefoniche. Serve davvero spendere questi soldi oppure è solo un altro modo per “ingrassare” le compagnie telefoniche?
«Volete dire che le band si incollavano al telefono e votavano per se stesse? In verità questa “degenerazione” non la conoscevo. Sanremofestival.59 per noi era un modo nuovo per dare visibilità a band e solisti. Il voto via telefono, con chiamate o tramite sms, è l’unico che ci hanno assicurato essere valido. Il voto via internet sarebbe stato troppo “fragile” e avrebbe potuto essere manipolato dall’esterno. La Rai ci ha assicurato le garanzie solo attraverso il voto telefonico. Non pensavamo però che le band arrivassero a spendere cifre del genere… Ma cosa fanno? Comprano pacchi di schede telefoniche? Parlare di migliaia di euro mi sembra un po’ esagerato… Se è successo così, dovremmo andare a rivedere il meccanismo».

Giulio Brusati

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