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Sprea, el Sgrendena

18.11.2008

La processione deviò per evitare la sua sala


 Bruno Sprea, in primo piano, con il suo gruppo Floreal nel 1956
Bruno Sprea, in primo piano, con il suo gruppo Floreal nel 1956

Ha scritto Igino Maggiotto, già vicesindaco e allievo del maestro Sprea, che «un grande personaggio che non viene ricordato per quello che ha scritto, ma per quello che ha fatto. Il suo capolavoro, infatti, consiste nell'aver insegnato la musica a centinaia di allievi di tre generazioni. La sua non era solo scuola di musica, ma di vita. Con lui si poteva parlare di tutto. Spesso si faceva notte fonda a discutere di filosofia, di religione o a giocare interminabili partite a scacchi». Secondo Maggiotto Sprea precorreva i tempi di almeno cinquant'anni e questo significò per lui durissimi scontri con le autorità del tempo, quelle politiche ma soprattutto quelle religiose.

«Ci voleva davvero del coraggio a gestire, negli anni Venti, un cinema con varietà», riflette Maggiotto. «Lo scandalo era assicurato, ma la sala era sempre piena. Una processione religiosa, con il parroco in testa, cambiò itinerario per non passare davanti al cinema con tutti quei cartelloni scandalosi che Sprea si era rifiutato di togliere al passaggio dei fedeli. Sono di quel periodo le prime orchestrine organizzate dal maestro. Erano composte da chitarre e mandolini e servivano ad accompagnare dal vivo i film muti o ad animare feste popolari inventate e organizzate dallo stesso maestro. Come la Festa delle Viole, all'Adige, con l'orchestra che arrivava al Porto su un carro pieno di fiori.

UN VERO INNO alla vita. E un vero tormento per il parroco che vedeva i fedeli disobbedire in massa alle sue raccomandazioni di stare lontani dal ballo, a quei tempi considerato pericolosa occasione di peccato». Sprea era un perfetto anarchico. Non tollerava nessuna autorità. È un miracolo che abbia passato indenne il ventennio. «A salvarlo fu la musica che piaceva anche ai ricconi lupatotini, che lo invitavano spesso a suonare nelle loro feste e quindi in qualche modo lo proteggevano», afferma Maggiotto. «La sua diffidenza verso il potere era totale, eppure c'era sempre qualcuno che dava spazio ai suoi gruppi musicali. Eccolo allora a dirigere la banda del paese: alla sua maniera, naturalmente, con fantasia e originalità. Lo avevano chiamato a suonare anche in Arena, nonostante fosse un autodidatta e non avesse mai messo piede in un conservatorio. Un parroco finalmente lungimirante riuscì a convincerlo a formare un coro in chiesa. La cosa fece molto scalpore a San Giovanni Lupatoto. perché tutti ricordavano le vecchie battaglie tra il maestro Sprea e i preti. Il risultato fu una chiesa stracolma di gente, un successo clamoroso ricordato con emozione per molto, molto tempo». Dopo la guerra, nel 1950, il maestro Sprea inventò un complesso di fisarmoniche formato da ragazzi dai dieci ai sedici anni, un gruppo che gli diede ancora molte soddisfazioni. R.G.

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