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26 settembre 2018

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Reportage

01.07.2018

La storia di Akech
la bambina
dalla testa grossa

Un cartello scritto a mano sulla parete della scuola in un villaggio. Così si fa informazione sulle malattieNunziatella Squillaci con  Akech: sarà lei la prima ospite della casa
Un cartello scritto a mano sulla parete della scuola in un villaggio. Così si fa informazione sulle malattieNunziatella Squillaci con Akech: sarà lei la prima ospite della casa

Ci sono gli ultimi, ovvero i bambini malati in Africa figli di famiglie povere. Ma poi ci sono gli «ultimi degli ultimi» che sono i bambini africani nati con malformazioni e dunque segnati per la vita. In realtà spesso si tratta di patologie facilmente curabili se diagnosticate per tempo (se il neonato ha la fortuna di nascere a Nord del mondo). Ma se succede in Africa e in un posto sperduto in mezzo alla savana, allora è tutt’altra cosa. «Di bambini portatori di handicap nella zona di Kalongo ce ne sono molti - ci spiegano in pediatria - ma quasi sempre vengono tenuti nascosti. La gente pensa che la malformazione congenita o la malattia che porta alla malformazione dipenda dagli spiriti scontenti per il comportamento della donna o dell’intera famiglia».

 

Non è un caso che oltre al battesimo (praticamente tutti i bambini qui sono battezzati) avvengano ancora dei riti scaramantici come l’uccisione del gallo o della capra per placare le forze della terra e soprattutto dell’aldilà. E poco ancora possono le scuole in cui si insegnano le cause delle malattie infettive e i concetti basilari di igiene. Ma dopo le lezioni la vita per i ragazzi è quella del villaggio con i suoi riti, le sue paure, le sue tradizioni. A dare una speranza a questi bambini così sfortunati ci ha pensato quella che per qualcuno è un angelo che si è materializzato improvvisamente da queste parti. Tutto è iniziato quando Nunziatella, arrivata a Kalongo al seguito del marito, Tito Squillaci, ha incontrato, durante un giro nella savana Akech (il nome è di fantasia), una bambina di quattro anni. La piccola, affetta da idrocefalia, aveva già un testone enorme. Casi come questo dipendono dal fatto che il liquido tra cervello e calotta cranica viene prodotto in eccesso. E senza un adeguato intervento la testa cresce sotto la pressione del liquido stesso. La bambina non era stata operata perché servivano un milione di scellini ugandesi (250 euro) una somma enorme per una famiglia di queste parti. Sta di fatto che tra la donna italiana e la sfortunata bambina era stato amore a prima vista. «Mi sono trovata davanti a una bimba con una spiccata intelligenza, un sorriso furbo ma con un testone enorme - spiega Nunziatella Squillaci - e sono rimasta colpita e commossa». Col passare dei giorni la donna aveva scoperto che i bimbi portatori di handicap erano anche in condizioni peggiori di Akech, con mamme che non erano in grado di garantire il sostentamento dei piccoli. Da qui la decisione, coraggiosissima, di costruire a proprie spese una speciale casa, all’interno dell’ospedale, dove ospitare dieci di questi bambini garantendone il mantenimento e le cure.

 

«NON SIAMO gente ricca ma ho pensato che da Lassù mi avrebbero aiutato - aggiunge lei sorridendo - e infatti la sera stessa mi ha telefonato un’amica proponendomi un’adozione a distanza. Era la strada giusta. A lei si sono aggiunte altre amiche. E le suore comboniane si sono dette disposte a sostenermi». Andiamo a visitare la «casa della speranza» che è già costruita a metà. «Il costo finale sarà di 10mila euro, a cui bisogna aggiungere il mobilio e le spese correnti - mi spiega Nunziatella mentre percorriamo le varie stanze. Voglio che gli ambienti siano luminosi con ampie porte per fare passare le carrozzine. E poi ho pensato alle pareti: ho già in mente disegni dai mille colori». In Italia ha tre figlie, una si sposa tra un mese. «Rientrerò per il matrimonio, ma poi torno subito qui a Kalongo. Anche questi miei nuovi figli, anzi nipotini, hanno tanto bisogno di affetto». Chiamiamolo coraggio, quello di Nunziatella, o forse... Provvidenza. •

M.Cat.
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