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Lo staff

04.06.2009

«Tutti per uno, uno per tutti»

Mimmo Di Carlo
Mimmo Di Carlo

Invisibili. Ma determinanti. Sono gli uomini d’oro di Mimmo Di Carlo. Compagni di viaggio essenziali, discreti, comunque importanti. Mimmo non ha mai pensato di voler essere "un uomo solo al comando". Anzi, ama il confronto, l’analisi con il suo gruppo di lavoro. Che, visti i risultati, si è rivelata vincente. Mimmo ha lavorato a stretto contatto con Roberto Murgita, Gianni Brignardello e Claudio Filippi. Senza dimenticare naturalmente Gianluca Coghi, che ha dato una preziosa collaborazione nella gestione del lavoro atletico. COMPAGNI DI VIAGGIO. Di Carlo e Murgita si conoscono bene. Hanno condiviso da calciatori momenti importanti. Vicenza è stato il loro reame. Anni d’oro. Anni in cui vincere era facile, e conquistare il cuore dei tifosi era quasi scontato. Murgita è diventato il secondo di Di Carlo. Figura silenziosa, composta, dotata di grande intelligenza. Un amico che consiglia. Due occhi in più che permettono di dare una lettura ‘doppia’ della gara. Murgita si è calato perfettamente nel suo nuovo ruolo. Ha accompagnato Di Carlo a Mantova e Parma. I due conoscono alla perfezione pregi e difetti del compagno di viaggio. L’ex attaccante ha messo giacca e cravatta per diventare allenatore e uomo di fiducia. In panchina lo si è visto spesso avvicinare Di Carlo nei momenti più delicati della gara. Il loro modo di interagire è fatto anche di silenzi, di cenni del capo, di gestualità del corpo, di occhiate d’intesa. In settimana, sul campo Di Carlo e Murgita hanno sempre lavorato con grande complicità. Serve poco, davvero poco ormai per trovare una visione comune delle cose. Genovese, classe ’68, Murgita ha alle spalle una buona carriera d’attaccante. Tra le altre, oltre naturalmente al Vicenza, ha vestito le maglie di Genoa, Piacenza, Ravenna e Napoli. Poi ha iniziato a viaggiare una vita nuova. Ha trovato un vecchio amico. E a Verona hanno messo a segno un’impresa straordinaria. DALLA VASCA AL…CAMPO. Gianni Brignardello fa il preparatore atletico. A Veronello ha occupato i suoi spazi senza reclamare mai luci della ribalta. Ha dato energia al Chievo. Fisica naturalmente. Ha messo benzina nel motore dell’utilitaria di Mimmo, che ad un certo punto si è permessa accelerazioni da fuoriserie. L’impressione, giudice ne è il campo, è che il lavoro di Brignardello sia stato misurato proprio per una tenuta a lungo termine. Il Chievo, infatti, costretto a rincorrere dall’inizio alla fine della stagione, non ha mai dato l’impressione di essere finito in riserva. Anzi, spesso e volentieri proprio nei minuti finali delle partite i ragazzi di Di Carlo hanno trovato la forza per portare a casa punti preziosissimi per la salvezza. "Non è stato facile, all’inizio. La sosta di Natale ci ha permesso di rimettere mano al lavoro e di ripresentarci in campo al top della condizione". Brignardello è approdato al calcio dopo un’esperienza importante maturata nel mondo della pallanuoto. E prima, alla Sampdoria. A VOLTE RITORNANO. Un sorriso per tutti. Claudio Filippi conosceva bene il mondo Chievo, visto che era stato uno dei "moschettieri" di Gigi Delneri negli anni della Favola. Il "mister" dei portieri quest’anno ha lavorato davvero bene con Sorrentino, Squizzi e Aldegani. Sorrentino, tra l’altro, a fine stagione ha avuto modo di esaltare “la grande bravura di Filippi nel tenermi sempre sul pezzo. Se parlano bene di me, grossi meriti vanno a lui”. Dopo quattro anni di Ceo, Filippi aveva seguito Delneri nell’avventura alla Roma. Successivamente le loro strade si sono divise. Le cose del calcio lo hanno visto approdare a Siena e Parma, prima di ritrovare sulla sua strada il Chievo. Un vecchio amore.

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