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04.06.2009

Ecco Pellissier, un trascinatore

Sergio Pellissier
Sergio Pellissier

Dalla Valle d’Aosta a Coverciano. In mezzo sogni di bambino, e sofferenze di un uomo che si è riscoperto grande. Sergio Pellissier ha chiuso la stagione come meglio non poteva. Salvezza con il Chievo, convocazione in Nazionale. Marcello Lippi ha voluto premiare Pelobomber per la forza, la dedizione e la buona vena realizzativa. “È un sogno che si avvera. L’azzurro è la ciliegina sulla torta di una stagione straordinaria. Ma il merito non è mio, ma di tutto il Chievo”. Sergio sta tutto in questo pensiero. Segna ma non si scompone. Conquista ma non vuole essere acclamato. Trascina ma non pretende di essere seguito. Umile e silenzioso. Genuino. Ha sofferto anche lui quest’anno. E per il Capitano è stata molto più dura che per altri. Perché lui il Chievo se lo sente sulla pelle. Il gol non arrivava. E lui diceva. “Mi dispiace di non riuscire a contribuire alla causa. È la cosa che mi da più fastidio. Comunque sia, non è ancora finita”. Aveva ragione lui. Lo abbiamo visto indiavolato nel segnare una rete stupenda alla Lazio al Bentegodi. Zero punti. Stessa storia contro l’Inter dei campioni a San Siro. Poi la stagione di Sergio Pellissier è cambiata. Perché il campione si è ritrovato un po’ come tutto il Chievo. E Pelo è tornato bomber. Con i suoi gol è arrivata anche la salvezza. E Sergio una volta di più ha dimostrato di essere simbolo e bandiera di una squadra che ha imparato a non darsi limiti. Pellissier ha toccato il tetto dei 50 gol in A. Tutte perle gialloblù. Detto della convocazione in Nazionale, vanno ricordate le sue prodezze. C’è una giornata da ricordare. Sergio eroe contro la Juve. Finisce tre a tre. Segna sempre lui: Pellissier, Pellissier, Pellissier. Fugge via alla difesa bianconera. Va in solitaria, evita avversari come birilli, salta in scioltezza Buffon, spara in diagonale e ammutolisce l’Olimpico. Poi all’ultimo respiro di una partita stre-pi-to-sa trova la forza di incornare in rete la palla del pari. Tripletta da urlo, partita da archiviare nella propria videoteca. Perché non capita a tutti di segnare in una volta sola tre gol alla Juve. “Me la ricorderò a lungo questa partita. Me la ricorderò per sempre. Penso di avere fatto la partita perfetta. La aspettavo da tempo. Segnare alla Juve è…diverso. La ribalta è diversa”. Già quel giorno qualcuno abbozzò l’idea: Pellissier è da Nazionale. Lippi, probabilmente, non si è lasciato scappare l’occasione. E Sergio si è meritato una ribalta tutta sua. E poi risulta difficile scegliere il gol più bello. Quello realizzato a Roma contro la Lazio, tuttavia, potrebbe essere perfetta sintesi del Pellissier di oggi: ruba palla, salta un avversario, va in velocità, vince un altro duello di forza, mantiene la giusta lucidità, prende il tempo al portiere in uscita e lo scavalca con un pallonetto delizioso. Perfezione, forza, rapidità e stile. Gli operatori di mercato dicono che Sergio è pronto per una grande squadra. Lui al Chievo si sente a casa sua. Ha accettato la retrocessione, ha capito che era giusto restare. Perché un capitano si vede soprattutto in questi momenti. Si è messo a segnare a raffica, poi si è inceppato nella parte iniziale della stagione appena conclusa. Ma con grande orgoglio è forza d’animo si è rifatto alla grande nel girone di ritorno. Roma e Napoli lo vogliono. Magari sono solo voci. Magari qualcuno busserà davvero alla porta di Campedelli per chiedere notizie. Intanto Sergio dice: “Chievo è casa mia. Qui mi diverto. E lo potrò fare ancora a lungo”. Sino al 2013. Salvo sorprese.

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