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La città vista dall'alto

26.11.2012

Dentro al tiburio di Santo Stefano

Dal tiburio della chiesa di Santo Stefano si ammira uno splendido scorcio sull’Adige: lo sguardo può andare da San Giorgio al Duomo e scorrere fino a Sant’Anastasia e a Veronetta, sulle due sponde del fiume FOTOSERVIZIO DIENNE
Dal tiburio della chiesa di Santo Stefano si ammira uno splendido scorcio sull’Adige: lo sguardo può andare da San Giorgio al Duomo e scorrere fino a Sant’Anastasia e a Veronetta, sulle due sponde del fiume FOTOSERVIZIO DIENNE

È l'unico campanile di stile lombardo a Verona e, più che campanile, è un tiburio, cioè una struttura cilindrica o a prisma che racchiude una cupola al suo interno, tipica dell'architettura bizantina e romanica. Già questo fa della chiesa di Santo Stefano, nata nel 450 sopra un'area cimiteriale e ampliata nel X e nel XII secolo secolo, un luogo particolare. Per conoscerlo meglio ci andiamo con i volontari della parrocchia Pierluigi Simonotto e Angelo Da Pra, con Mario Patuzzo autore di libri storici su Verona e con Nicola Patria e Matteo Padovani della Scuola campanaria veronese.
ENTRIAMO nella sacrestia della chiesa, saliamo una breve gradinata di 18 scalini e ci troviamo in un ampio locale sopra la navata, spazio che oggi funge da magazzino ma che, nelle intenzioni, dovrebbe diventare un museo della chiesa. Ai lati si notano i grandi finestroni del quarto o quinto secolo, ora murati, la struttura originale della prima chiesa di Santo Stefano. Un'altra scaletta di legno ci porta  poco sopra, sulla struttura di legno tra la navata e il tetto, un'intercapedine realizzata nel 1800.
ALTRI 13 SCALINI di pietra molto stretti ci fanno accedere nella cella ottagonale del tiburio. Questa struttura risale al 1100 ed era nata come cuba, cioè come apertura per dare luce alla chiesa. Tra 1543 e 1544 il parroco Del Bene fece costruire la volta, quella che oggi si ammira sopra l'altare maggiore e che presenta alcuni fori per l'aereazione, e fece chiudere la cuba. Quindi chiamò il pittore Brusasorzi ad affrescare la volta e le due cappelle laterali.
IL TIBURIO è l'unica torre in stile longobardo a Verona. Ci troviamo nella sala ottagonale al centro della quale si nota il rigonfiamento rotondeggiande della cupola. Sopra le nostre teste si trova invece la cella campanaria, alal quale si accede con una scala a pioli. Spiega Nicola Patria: «Probabilmente le antiche campane erano sul campaniletto a vela. Nel 1817 venne fuso il primo concerto, sostituito dall'attuale a sei voci nel 1896. La maggiore, in tono di Fa diesis, pesa 500 chili per un diametro di 98 centimetri».
LA COMPAGNIA di campanari locali era chiamata «Audace» per lo spirito ambizioso e competitivo. Operò dal 1914 al 1942 quando, dopo anni di rivalità con i «colleghi» di San Giorgio in Braida che talvolta sfioravano la sassaiola, si unì alla squadra di Sant'Anastasia. Comunque, la squadra di Santo Stefano aveva raggiunto una tale fama e un'organizzazione che nel 1931 le fu affidato il compito di inaugurare le campane del Duomo.
LE CAMPANE furono messe per la prima volta dall'arciprete Perbellini, fuse dalla fonderia Partilora che aveva sede nella vicina contrada al Cigno. Il secondo concerto venne invece fuso dalla fonderia Cavadini con uno spessore molto sottile per non arrecare disturbo alle case vicine. Le campane hanno suonato fino al 1914 ma poi non vennero più fatte suonare per motivi di sicurezza, per evitare danni all'antica struttura del tiburio.
È AUSPICABILE il restauro del tiburio e dell'abside con le sue antiche pitture del XII secolo, dicono i volontari della parrocchia, sperando nella lungimiranza di qualche benefattore che voglia legare il suo nome alla storia di una parte significativa di Verona.
IL PANORAMA che si ammira dal tiburio di Santo Stefano è di grande suggestione. Dalle antiche bifore appare uno splendido scorcio sull'Adige, da San Giorgio a Veronetta passando epr il Duomo e Sant'Anastasia, mentre, dalla aprte opposta, lo sguardo si estende dai tetti del rione fino alle colline.12-continua

Elena Cardinali
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