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Villa Girasole

31.03.2009

La casa rotante

Marcellise, borgo natale di Angelo Invernizzi, (1884-1958) vanta il capolavoro dell'ingegnere, Villa Girasole: una casa che ruota su se stessa, come dice il nome, per seguire il movimento del sole. Costruita tra il 1929 e il 1935, è un gioiello del razionalismo e dell'Art Déco, circondata da un bellissimo parco e da undici ettari di terreno. La villa ruotò per la prima volta il 14 novembre 1933. Il geometra Mario Daverio registrò l'evento nel quaderno giornaliero del cantiere: si realizzava l'utopia futurista di un immobile che si muove, grazie alla meccanica, «più bella di una statua greca». Anche Pierluigi Nervi, altro virtuoso del cemento armato, aveva immaginato di «liberare le abitazioni dalla schiavitù dell'immobilità», ma Angelo Invernizzi c'era riuscito. E muovendo una casa intera da 15mila quintali, non solo un'aula o una sala operatoria come altri avevano immaginato.
L'idea è nella struttura studiata da Invernizzi insieme al collega Romolo Carapacchi: sfidare le leggi di stabilità di un edificio, ponendolo in equilibrio precario facendolo ruotare su enormi carrelli di treno, spinti da motori elettrici su rotaie circolari. La casa ruota di 360 gradi su un perno sotterraneo, sopra il quale si alza l'asse portante per 20 metri fino al pianterreno e per 23 all'esterno, fino a una torretta-faro. Fino agli anni Sessanta, premendo un pulsante, la villa si muoveva a comando in senso orario e antiorario; per compiere il giro impiegava nove ore e 20 minuti. Oggi non compirebbe neppure 180 gradi, perché le tre rotaie su cui scorrono i due carrelli motori di tre cavalli di potenza complessiva si sono rovinate. Tornare a far ruotare la casa è il sogno di Lidia, figlia di Angelo e Lina Invernizzi: si cercano sponsor, perché servono milioni [FIRMA](vedi articolo qui sotto).
GIÀ COSÌ, temporaneamente ferma, la Villa Girasole lascia a bocca aperta. La struttura di cemento armato è ricoperta all'esterno da lamine di alluminio, come la fusoliera di un aeroplano. Al ponte di una nave fa pensare, invece, la terrazza panoramica a elle e la lanterna da faro al colmo della torretta. L'influenza di Genova, che adottò Invernizzi, fu decisiva nella progettazione. Il ventenne Invernizzi se ne andò da Marcellise diretto proprio a Genova, dove frequentò la Regia scuola navale e dove si iscrisse al Collegio degli ingegneri dopo la laurea conseguita a Padova. Nel 1926, sempre a Genova, inaugurò un'autorimessa a forma elicoidale di cinque piani: tre sotterranei, due in superficie e, sopra il secondo, un palazzo di sei piani. Il disegno del garage fu ripreso al Girasole dove all'interno della torre sale una scala elicoidale. Il «faro» che sovrasta il Girasole rievoca la Lanterna, simbolo di Genova.
La residenza è funzionale: nel vano cilindrico della scala è contenuto un ascensore sostenuto da una gabbia metallica, per raggiungere le stanze, 20 metri sopra l'ingresso. A rivestire e arredare la struttura ideata da Invernizzi fu l'architetto Ettore Fagiuoli. I due si erano conosciuti durante la prima guerra mondiale, entrambi ufficiali del Genio civile, sull'altopiano di Asiago. L'amicizia continuò anche dopo l'inaugurazione del Girasole. Durante la seconda guerra mondiale Fagiuoli scappò da Verona, dove suo figlio era entrato nella Resistenza, e si rifugiò a Genova. Lì disegnò delle acqueforti che ancora abbelliscono la villa di Marcellise.
Nel 1995 il regista Christoph Schaub e l'architetto Marcel Meili produssero per la Suissimage una videocassetta di quindici minuti che mostrava le meraviglie tecnologiche del Girasole e che l'anno successivo fu proiettata al festival cinematografico di Locarno.

Stefano Caniato

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