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Tributo

20.08.2009

Un omaggio al regista Baldi e all'Abruzzo

Il regista trentino Marcello Baldi scomparso a 84 anni
Il regista trentino Marcello Baldi scomparso a 84 anni

Due serate del teatro Vittoria, giovedì 27 e sabato 29 sono altrettanti omaggi della manifestazioni a due eventi di quest'anno: la scomparsa del regista Marcello Baldi e i tragici giorni della scorsa primavera del terremoto che sconvolse l'Abruzzo.
Marcello Baldi è nato a Telve Valsugana (Trento) nel 1923 ed è morto la scorsa estate.Dal 1940 al 1954 lavora come assistente alla regia di Alessandro Blasetti, Lionello De Felice, Pietro Germi, Giorgio Simonelli e Romolo Marcellini. Nel 1955 è chiamato dal CAI a produrre e firmare la regia del film Italia K2 dedicato alla conquista del K2 da parte della spedizione italiana guidata da Ardito Desio. È l' inizio di una lunga carriera di produttore e regista che lo porta a firmare più di cinquanta lungometraggi e cortometraggi e a dirigere, tra gli altri, attori italiani come Enrico Garinei, Gina Lollobrigida e Gastone Moschin. Nel 2008 realizza, a quattro mani con il figlio Dario, il suo ultimo film, Narciso, dietro i cannoni, davanti ai muli.
«Narciso, non è un ricordo nostalgico della vita in montagna, e nemmeno un quadretto oleografico. Il film provoca e interroga. La diffidenza verso lo straniero, la paura del diverso, la chiusura verso quello che non si conosce assumono, nella dimensione di un piccolo paese di montagna, contorni ancora più duri. Lucido e coraggioso, Marcello Baldi ci dice che la speranza è nel cuore delle persone, più che nella società. Il suo Ciso è il primo a vincere la diffidenza dei montanari e a denunciare la mentalità di una società che ha fatto della chiusura un egoistico rifugio. Di questo siamo grati a quest' uomo sorridente, ottimista, di una carica vitale contagiosa. Il Film Festival della Lessinia gli rende doveroso e commosso omaggio», commenta Anderloni.
Omaggio all'Abruzzo è un'iniziativa di Veneto Film Festival a una terra antica, dalla natura potente e con una storia e una cultura maestose. Su di essa si puntano gli sguardi di tre autori del cinema italiano. Quello di un maestro di fama internazionale, Ermanno Olmi (classe 1931), da sempre attento al rapporto uomo-natura, che nel pressoché sconosciuto Mille anni (1995) scopre (e ci fa scoprire) un territorio in cui le attività umane e la vita animale, vegetale e minerale sembrano convivere armoniosamente, «come in un vincolo di pari dignità».
Quello di un regista affermato, nel pieno della carriera, Daniele Vicari (1967), la cui apprezzata attività di documentarista si rivela, ancora una volta, intimamente connessa alla genesi dei suoi lungometraggi a soggetto con Uomini e lupi, del 1998. E infine lo sguardo "dall'interno" di un giovane esordiente: Stefano Saverioni di Teramo. Nel suo Diario di un curato di montagna (2008) è annotata la tenace resistenza di un giovane e inquieto sacerdote operante in alcuni paesini nei quali la fede è verificata anche nella solitudine.

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