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22 settembre 2018

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12.09.2018

Interviste

Un nuovo
inizio
dopo X Factor

Veronica Marchi è nata a Verona nel 1982. Nel 2016 partecipa a X Factor FOTO ANTONIA DI BELLA
Veronica Marchi è nata a Verona nel 1982. Nel 2016 partecipa a X Factor FOTO ANTONIA DI BELLA

Ricominciare, rimettersi in gioco e uscire dai propri confini, anche musicali. Il nuovo disco di Veronica Marchi s’intitola «Non sono l’unica», esce il 28 settembre per l’etichetta Qui Base Luna e rappresenta un nuovo inizio, con un sound elettronico, ma sempre molto caldo. Dopo la partecipazione a X Factor nel 2016, la giovane cantautrice (nata a Verona nel 1982; quattro album alle spalle) è andata in tour, ha inciso qualche singolo e ha lavorato come produttrice e insegnante di canto. Per presentare il nuovo disco ha in programma un tour italiano ed europeo che parte stasera da piazza Cappelletti a Desenzano. Tra le altre date: il 21 settembre a Bruxelles, il 22 a Berlino e il 29 a Verona, al teatro Fonderia Aperta.

Veronica, questo disco è una sorpresa: un nuovo sound che al primo ascolto non le appartiene e al secondo svela un altro lato della sua personalità. È così?

Sì, cercavo un bilanciamento tra varie influenze. In questi ultimi due anni, dalla partecipazione a X Factor in poi, ho scritto molto. E ho buttato via anche tanto. E fino a poco tempo fa non avevo canzoni che stessero bene con questa nuova veste elettronica. E allora ho buttato via tutto e sono ripartita da zero, guardandomi in un altro modo. È stato anche un esercizio di vita.

Ma disfarsi di canzoni già finite non fa un po’ male?

Oh, sì. Una volta, quando lo facevo, andavo in crisi: pensavo di dover trovare un posto per tutto ciò che scrivevo. Adesso ho imparato a capire che ci sono canzoni di passaggio; sono un ponte verso qualcosa di più interessante. E poi vivono di vita propria.

Tra le frasi del nuovo disco che restano in mente c’è «Fidati di te». Ma è successo anche il contrario, giusto? E come andava a finire?

Quando non mi sono fidata di me stessa è andata a finire male. Questa frase è il centro dell’album. Prima viene la volontà personale, poi le esigenze degli altri. È un sano egoismo. Per molto tempo sono stata in balìa delle scelte di altre persone. Ora ho trovato il mio centro.

E quando lei canta «scava, scava ancora», fin dove vuole arrivare?

Non ha fine lo scavo interiore. È la mia modalità di vita; sono molto analitica e mi piace la filosofia. Per qualcuno scavare in se stessi vuole dire fare viaggi, camminare in montagna, fare sport… Per me è scrivere canzoni e conoscere me stessa in questo modo. E vorrei essere sempre più in pace con il futuro, più che con il passato.

Ma nel pop – e questo «Non sono l’unica» è un disco pop – non c’è molto spazio per l’introspezione. O no?

Questo è il mio lavoro più fresco sì, ma il linguaggio che uso non è immediato. E il mio stile di vita non è modaiolo. Ma mi piace il pop perché dentro puoi metterci tutto. E lo ascolterete anche nei miei concerti. Ho pensato a tre situazioni diverse: con la mia band al completo, con strumentazione acustica, elettrica ed elettronica; poi con un assetto più minimale, con Nicola Panteghini alle sequenze elettroniche; e poi da sola, in completa solitudine, con la chitarra e una pedaliera per gli effetti.

E il tour europeo come lo affronterà?

Da sola perché... no gh’è schei!

Ma andare in tour, per una persona solitaria come lei, non è una fatica?

Mi piace moltissimo Verona, qui ho i miei affetti e in una città così non mi sento incastrata. Ed è il motivo per cui non mi sono trasferita mai. Mi piace la dimensione di questa realtà, anche se a volte è molto provinciale. Ho bisogno di andare in tour, però, per cantare davanti alla gente ma anche per poter tornare. Potrei star via anche mesi, ma un viaggio mi piace perché so che tornerò a Verona. E ci ritorno ogni volta amandola ancor di più.

Giulio Brusati
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