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23 settembre 2018

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20.08.2018

Interviste

«Tifosi, in 5.000 con Bologna
La Tezenis è divertimento»

Giorgio Pedrollo, vicepresidente della Tezenis Verona FOTOEXPRESS
Giorgio Pedrollo, vicepresidente della Tezenis Verona FOTOEXPRESS

La fine è anche il nuovo inizio. «Era Bologna, sarà la Fortitudo». Il calendario ha voluto così. Magari ci si è messo pure il destino, con mani invisibili. E il 7 ottobre la Tezenis debutterà in campionato contro l’avversario che l’aveva estromessa dai play off lo scorso maggio. «La partita ideale» racconta Giorgio Pedrollo, vice presidente della Scaligera Basket. «Vacanze finite anche per me. Ho voglia di rivedere i ragazzi in campo».

Mercoledì il raduno al Forum per la prima seduta di allenamento, guidati dal solito Luca Dalmonte Pedrollo, la prima con il Bologna è un segno del destino?
«La prima con la Fortitudo vale già un messaggio per i nostri tifosi: accorrete in massa. Mi piacerebbe vedere un palazzetto pieno di tifosi. In cinquemila a spingere Verona».

C’è un motivo particolare?
«La Tezenis vi farà divertire. La società ha lavorato bene sul mercato. E insieme si possono fare grandi cose».

Quanto grandi?
«Mi piacerebbe essere da podio. Abbiamo lavorato anche per questo. Prima di noi e con noi metto Bologna, Treviso, Udine e anche Forlì. La Tezenis cercherà di inserirsi, di disturbare, di sorprendere».

C’è un modello gestionale che lei segue da tempo?
«Trento, investimenti oculati, risultati sportivi di altissimo di livello, pure due finali scudetto raggiunte. Una sfortunatissima contro Milano. Della serie: un episodio cambia il corso degli eventi. Trento ha usato budget di certo buoni, ottenendo però risultati mostruosi. E sono felice che Alessandro Giuliani (ex general manager di Verona) sia stato scelto come nuovo responsabile scouting e direttore dell’Academy dell’Aquila».

Il colpo di mercato in A2 chi l’ha fatto?
«In molti dicono Forlì con Lawson. Devastante, due anni fa, e decisivo nel trascinare la Virtus Bologna verso la promozione. Ma i colpi veri li hanno fatti Treviso con Maalik Wayns e Cento con James White. Ci metto dentro pure Verona. Ferguson e Henderson per noi valgono due colpi di buonissimo livello».

L’allenatore che sposta gli equilibri?
«Max Menetti a Treviso. Un coach di categoria superiore. Esperto, abituato a gestire ambienti carichi di motivazioni e a concorrere per obiettivi di altissimo livello, sia a livello nazionale che internazionale. Poteva restare in A1. Ha sposato la carica di Treviso».

Pedrollo, ma il club sul piano strutturale ed organizzativo si sente pronto per il salto in A1?
«Sì, siamo attrezzati e strutturati in maniera tale da poter pensare al salto in alto. Non ci sono caselle vuote da riempire. Inoltre, con l’avvento di Franco Marcelletti è stato fortemente potenziata l’attenzione sul settore giovanile».

Il salto in A1 comporterebbe però un sacrificio economico notevole. Nettamente superiore agli investimenti che richiede la serie A2. Suo padre da tempo ha la ricetta: nuovi investitori, un zoccolo duro di abbonati, la città che si stringe attorno al club e lo sostiene
«Da soli non è mai facile. La Pentax, nostra azienda di famiglia, è solida. Ma non faremo mai follie. I tempi sono incerti. In futuro potremmo trovarci a dover ridurre o addirittura cancellare il nostro impegno. Lo facciamo per passione. E mai come adesso siamo alla ricerca di sostenitori validi, in grado di aumentare la solidità della società».

Il sogno?
«Vincere qualche cosa di importante. Riportare la Tezenis in serie A1».

Ferguson ed Henderson?
«Ferguson ci ha regalato, due anni fa, una grande battaglia fisica e psicologica con il nostro Robinson nel play off giocato contro Biella. Ha i numeri della sua. È giocatore da 39’ di battaglia. Ma a volte quando non stacchi, rischi di perdere lucidità. A Verona ha accettato anche di partire dalla panchina. Vogliamo possa essere sempre al massimo. Henderson ha fisicità, una meccanica di tiro straordinaria, è buon difensore e contropiedista. Avrà solo bisogno di ambientarsi».

Simone Antolini
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