21 febbraio 2019

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23.01.2019

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Stinchelli: «Il mio Don Giovanni?
Un gioco di teatro nel teatro»

Il regista Enrico Stinchelli
Il regista Enrico Stinchelli

Enrico Stinchelli, regista di opere liriche e commentatore de La Barcaccia radiofonica, affronta per la sua prima volta il palcoscenico del Filarmonico con il Don Giovanni di Mozart che andrà in scena domenica alle 15.30.

Una regia del tutto tradizionale in cui il protagonista sarà solo un impenitente donnaiolo?
Oggi si tende per comodità a dividere le regìe in tradizionali e moderne, ma per me esistono le regìe intelligenti e le regìe cretine: quelle che rispettano una certa coerenza di base e fanno capire la vicenda di cui si narra e quelle che invece lanciano provocazioni fini a loro stesse. Ho sempre ritenuto il Teatro un luogo sacro, votato alla Bellezza intesa come oggettiva. Il mio Don Giovanni si rifà molto a Goldoni e alla Commedia dell'Arte e cerca di porre in rilievo il carattere eroico del protagonista. Un uomo perennemente annoiato e mercuriale, insoddisfatto da tutti e smanioso di giungere alla sua inevitabile fine da vivo, non da morto. Certo un donnaiolo, ma la sua smania è la conquista perché nessuna donna lo ha mai veramente soddisfatto. Poi, diciamo la verità: Donna Elvira è una vera rompiscatole, pesante come nessuna; Donna Anna, nelle sue vesti di virgo intacta (se lo è veramente) non è da meno; Zerlina è una preda troppo facile, tant'è che Don Giovanni regala la sua Serenata più bella, "Deh vieni alla finestra", alla cameriera di Donna Elvira.

Come ha concepito le scenografie di questo nuovo allestimento?
Teatro nel teatro: scene che paiono realizzate in carta colorata (un omaggio alle ineguagliabili tele dipinte), grandi cornici ora vuote ora riempite di immagini proiettate o virtuali, moduli che si spostano via via a formare tavoli o scalinate. Il tutto realizzato assieme a un videomaker geniale come Ezio Antonelli, dove alcuni quadri scenici sono davvero piccole opere d'arte, frutto di una ricerca meticolosa e di alta risoluzione tecnologica. I costumi splendidi di Maurizio Millenotti garantiscono l'epoca e la totale aderenza al libretto. L'opera scorrerà senza soluzione di continuità, con un solo intervallo: ricordo che Don Giovanni contiene in due atti oltre 30 scene.

Senza voler rubare la sorpresa: ci sarà lo sprofondamento di Don Giovanni all’inferno?
Certo! Lo vedremo persino in compagnia di Proserpina e a un nugolo di splendide diavolesse. L'inferno è notoriamente un luogo assai meno noioso del Paradiso.

Libertà, incoscienza, amore del presente: cosa prevarrà nella sua regia?
Sono tutte sfaccettature di uno stesso grande diamante. Come ogni capolavoro Don Giovanni propone mille chiavi di lettura: è un'opera aperta come dimostrano le più varie proposte di mise-en-scène. Il senso di libertà è tuttavia quello che ho voluto mettere in maggior rilievo: Don Giovanni è come Carmen al maschile, un essere avido di vita e di libertà fino alla fine, imprendibile, non classificabile, eterno.

Delle tre donne chi si salverà veramente?
Nessuna. I loro fili si spezzeranno non appena scomparirà Don Giovanni. Vivono e si realizzano in relazione al protagonista. Elvira finisce in convento, Donna Anna non vuole saperne di Don Ottavio, Zerlina torna con Masetto.

Vorrebbe fare una regia anche in Arena?
Penso sia il sogno di tutti. E' il più grande Teatro all'aperto del mondo. Lo frequento da ragazzino: adoro quelle serate in cui il tempo sembra fermarsi e le voci volano verso l'infinito. Tra i più bei ricordi, una serata di Carmen seduto a fianco di Zeffirelli, che mi raccontò aneddoti divertentissimi e una lezione sull’uso dei colori in scena.

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