20 gennaio 2019

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26.11.2010

Interviste

Sorrentino «stregato» da Antonella, Verona... e il balcone di Giulietta

Stefano Sorrentino con la moglie Antonella in dolce attesa
Stefano Sorrentino con la moglie Antonella in dolce attesa

Un premio per due. Parano. E bene anche. E allora al Gran Galà del Calcio Triveneto indetto dall'AssoCalciatori, tenutosi in questi giorni a Vicenza, Stefano Sorrentino e Rafael sono finiti sul palco dei premiati. Giornata da ricordare per entrambi. Gli attestati di stima servono a lavorare meglio. Ma non è tutto: Gianni Rivera, nella veste di ospite d'onore scelto per premiare i campioni del calcio, ha speso parole importanti anche per la squadra di Luca Campedelli. L'ex golden boy si è espresso in maniera molto chiara: «Se il Chievo vincesse lo scudetto, per il mondo del calcio italiano e internazionale sarebbe una rivoluzione».

Sorrentino, ma la rivoluzione non c'è già stata?
«Certo, il Chievo l'ha già fatta la rivoluzione. E la storia continua da dieci anni. Il quartiere si è.allargato. E ancora oggi fa parlare di sé. Molto bene anche».

Premiato in campo. Ma anche in famiglia, vero?
«Certo, e questa è la cosa più importante. Tra qualche giorni diventerò padre per la terza volta. Sta per nascere Maria Vittoria. Andrà a fare compagnia a Carlotta e Matilda».

Più bravo come portiere o come padre di famiglia?
«Il campo giudica. Per il ruolo di papà dovete chiedere a mia moglie e alle bimbe».

Ha assistito ad entrambe le nascite?
«Sola alla prima. E mi sono emozionato tantissimo. La seconda volta mia moglie è stata sottoposta a cesareo e quindi non sono potuto entrare. E adesso siamo in attesa».

Verona, la città, è riuscita a stregarla?
«Mi piace. Ho la fortuna di vivere a due passi dal balcone di Giulietta. Con mia moglie, a scopo beneaugurante, siamo andati a toccare la statua di Giulietta come fanno tutti gli innamorati».

E come è andata?
«Due figlie in due anni. Meglio che adesso giri un po' al largo dal balcone».

Quando chiuderà la carriera, dove si fermerà?
«A Torino, la nostra città. Ma questo non accadrà subito. Ho deciso che chiuderò con il calcio al compimento dei 40 anni».

Tra i pali chi è stato il più forte di sempre in Italia?
«Angelo Peruzzi. Fisicamente gli assomiglio. Solo un po' però. E poi c'è mio padre. Pazzi tutti e due. Spregiudicati. E senza paura».

Il migliore in azzurro?
«Dino Zoff. Vederlo parare senza guanti era stupendo. Un monumento».

Sorrentino, che cosa le fa più paura oggi?
«Non avere la possibilità di veder crescere le mie figlie. La morte quindi. Spero tanto di poterle accompagnare sull'altare tutte e tre».

Cosa eliminerebbe dal mondo?
«La povertà. E la tristezza che vedi negli occhi dei bambini. In vacanza mi è capitato di regalare un euro a ragazzini che venivano a portarmi gli asciugamani. Erano felici, gli avevo messo in mano quello che da noi è il corrispettivo di due mesi di stipendio di un operaio. Dovremmo riflettere spesso e volentieri su come gira questo mondo. Mi ritengo una persona fortunata. Meglio ripeterselo più volte».

Che cosa non le piace dell'Italia?
«L'omertà. Tutti fanno finta di niente. Vieni scippato, stuprato, preso a pugni per strada. E la gente si gira dall'altra parte. No, non mi piace. Per questo io dico e dirò sempre quello che penso».

Che maglia le piacerebbe vestire ancora?
«All'estero quella del Barcellona. In Italia quella del Napoli. Da piccoli tifavo Maradona. E poi io sono originario di là».

Che regalo si aspetta sotto l'albero di Natale?
«Tutto già fatto e deciso. Io e mia moglie stiamo aspettando che arrivi Maria Vittoria».

Rafael le piace come portiere?
«Molto, tra i pali è un gatto. Reattivo. La Prima Divisione magari non ha la giusta copertura televisiva. Ma io sono un curioso. E Rafael è davvero un portiere in gamba».

Simone Antolini
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