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17 novembre 2018

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27.08.2018

Interviste

«Sogno una città
capace di investire
nella sua cultura»

Monsignor Bruno Fasani, prefetto della Capitolare, durante una delle visite estive alla Biblioteca
Monsignor Bruno Fasani, prefetto della Capitolare, durante una delle visite estive alla Biblioteca

I numeri contano. I numeri sono le visite, con programmazione spesso estesa per abbondanza di richieste, alle iniziative promosse Biblioteca capitolare. «I numeri non sono tutto. Talvolta però mostrano come la gente abbia un desiderio di conoscenza di livello superiore». Monsignor Bruno Fasani, Prefetto per mandato e «custode» per passione dello scrigno di manoscritti, incunaboli e codici che solo Verona possiede, su questa certezza fonda anche «un sogno personale»: «Vedervi nascere «un grande museo della cultura, un “cono di luce“ sulla città». «Servirebbe», dice, «uno sforzo comune. Altri che hanno assai meno di noi, agendo in modo coordinato, fanno migliore figura». Lascia intendere come Verona non meriti il «sorpasso».

C’è a Verona una serie di proposte culturali «di nicchia». E funzionano, anche se i numeri non sono da grandi eventi...

È un dato di fatto che le cifre spieghino solo in parte. Di certo il pubblico oggi chiede anche “cultura nobile“, che però, nel tempo della comunicazione totale, rischierebbe di morire d’inedia se si limitasse a contemplare la propria bellezza

Iniziative della Capitolare a parte, il Festival Biblico e il percorso storico-religioso di Verona Minor Hierusalem hanno riscosso consensi oltre il previsto. Una conferma?

Due esempi di come mettendo insieme forze, intelligenze e creatività si possa fare qualcosa di valido. E che attrae, di conseguenza, l’interesse delle persone.

C’è un limite che frena le potenzialità di Verona?

Anni fa si parlava di «fare squadra», di «cabina di regia» per la cultura della nostra città. Oggi io credo che il «peccato» sia nel non avere messo insieme le forze per dare valore a ciò che abbiamo...

Ovvero?

A dispetto delle intenzioni ciascuno va per conto proprio... belle iniziative ma senza coordinamento. Questo è un errore.

Quale sarebbe la «formazione» ideale in questa partita?

Dovrebbero stare in campo il mondo dell’università, le associazioni culturali, la politica e anche l’industria... come elemento di spinta

La cultura, quella di valore, infatti ha un costo. È un appello il suo, monsignor Fasani?

Un appello, certo. E non lo dico come Prefetto della Capitolare, anche se il mio sogno sarebbe che l’istituzione divenisse il centro di un grande Museo della Cultura... Osservo solo come le grandi imprese che hanno «sposato» progetti di ampio respiro ne abbiano ricavato benefici economici e in termini di immagine.

La cultura vista anche come un investimento?

Il ritorno in termini di turismo e di economia indotta è evidente. Quello d’immagine per una grande azienda lo è altrettanto, forse con più valore. Credo sia proprio questo che si dovrebbe capire nella nostra città.

Perché un’industria o un ente con «blasone» dovrebbe investire in cultura?

Guggenheim, Fondazione Rothschild sono nomi che il mondo conosce, legati a iniziative culturali di alto pregio. C’è un effetto di ritorno, al di là del mero aspetto economico e di indotto, che va oltre la munificenza e si traduce in un guadagno di immagine, nel caso di Verona su scala internazionale. Perché siamo immersi in una realtà culturale unica nel mondo...

Non solo Giulietta e Romeo dunque?

Giulietta e Romeo vanno benissimo, soprattutto per gli innamorati. Ma investendo, in parallelo, sul nostro patrimonio culturale potremmo rendere Verona un vero «salotto di classe»

Segnali positivi?

Il rapporto con l’università è sempre più stretto, grazie alla collaborazione del Magnifico Rettore e di tanti docenti. Ci saranno altri sviluppi. Vorrei fosse uno stimolo alla creazione della famosa «cabina di regia» in cui tutti, dalla politica agli attori della cultura, dalle aziende alla Chiesa dovrebbero essere coinvolti

La Capitolare intanto?

In termini ideali vorrei vedere assunte alcune neolaureate che oggi collaborano con un fervore culturale raro... anche qui, servirebbe il sostegno. Quanto alle proposte questa settimana sarà di letture dantesche, con studiosi di livello mondiale

Il 2021 Anno Dantesco, settimo centenario della morte...

Parte della «Commedia» è stata scritta a Verona. Ci sarà qualcuna tra le grandi aziende che vorrà legare il suo nome a questo evento? La cultura, ribadisco, è anche un potente motore dell’economia • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Mozzo
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