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25 maggio 2018

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30.09.2013

Interviste

Riccardo Minali, figlio d'arte plurivittorioso

Riccardo Minali esulta nella gara vinta lo scorso agosto a Castel d’Ario
Riccardo Minali esulta nella gara vinta lo scorso agosto a Castel d’Ario

Riccardo Minali, con l'ottava affermazione stagionale, ha garantito alla Cipollini Assali Stefen la sedicesima vittoria del 2013 (record degli ultimi 10 anni: precedenti Ausonia 2006 e 2007, FDB 2007 e Contri Autozai 2009). Gli manca una vittoria per pareggiare i successi di Guardini (Ausonia 2006 e 2007) e Viviani (FDB 2007) e, andando indietro di qualche altro anno, di Marco Costa (Contri 1999), Marco Gelain (Contri 1998) e Leonardo Scamperle (Cadidavid 1996). Figlio d'arte, Riccardo è lo junior veronese plurivittorioso della stagione - lo è stato anche nel 2012 con 7 successi - ed ha un mese di tempo per cercare di andare in doppia cifra. La sua stagione su strada è già molto positiva, mentre in pista i risultati, pur di rilievo, sono stati inferiori alle speranze (7° posto nell'omnium iridato dopo la beffa del 2° posto a pari punti col primo nell'Europeo). Ma è proprio alla pista che Riccardo guarda in vista di una possibile prospettiva olimpica.

Minali, deluso dal Mondiale?
Ero andato a Glasgow per lottare per l'oro, ma non è andata come speravamo: sono andato piano nell'inseguimento e nelle due gare successive ero demoralizzato. Ho provato a ribaltare la classifica nello scratch, mentre nel chilometro la zona medaglie era ormai lontana.

La prima giornata, invece, era stata promettente.
Sono giunto 5° nel giro lanciato e nella corsa a punti e 8° nell'eliminazione, dove avrei dovuto fare meglio.

Il livello, comunque, era ben più alto rispetto all'Europeo.
Gli australiani volavano. Sono arrivati con una squadra fortissima ed hanno vinto tutte le gare.

Qual è il suo bilancio, sinora?
Sono contento, soprattutto, per il 2° posto all'Europeo nell'omnium. Peccato per il Mondiale, ma immagino che l'esperienza vissuta mi sarà utile più avanti.

L'omnium è specialità olimpica: pensa possa essere un suo obiettivo per i Giochi?
E' un mio obiettivo cercare di arrivare alle Olimpiadi di Rio. Ho davanti tre anni per lavorare. Io cercherò di fare le cose come si deve e migliorare il più possibile. Se Rio dovesse giungere troppo presto avrò fatto comunque esperienza per la successiva edizione dei Giochi.

Nell'inseguimento però...
È il mio tallone d'Achille. Ora vado piano e sono cosciente di dover darmi da fare per prendere meno punti possibile e "salvarmi" per restare in classifica.

È figlio d'arte: cosa le dice papà Nicola?
Mi dà qualche consiglio, ma non è il mio direttore sportivo e più di tanto non può fare. Mi dice bravo quando vinco, hai sbagliato qui e là quando perdo. Cerca di starsene abbastanza fuori, fa il papà, non mi ha mai messo pressioni. Quando perdo, cerca di spiegarmi che se fossi partito in quel punto o mi fossi mosso così e così le cose sarebbero andate meglio.

Guardini e Viviani sono due velocisti emergenti del nuovo ciclismo: a chi ritiene di assomigliare di più?
Bella domanda. Sono un velocista che ha tanta esplosività come Guardini, ma che riesce a tenere sulle salite di due-tre chilometri e in questo assomiglio più a Viviani. Ho caratteristiche di entrambi. Di sicuro, Verona ha tre velocisti.

E nei confronti di papà Nicola?
A papà non servivano tanti "treni", era capace di crearsi e conquistarsi il suo spazio e, da quel punto di vista, mi pare di somigliargli.

Renzo Puliero
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