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26 luglio 2017

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21.04.2017

Interviste

Renato Zerovskij
«La mia famiglia
allargata»

Renato Zero ha iniziato la sua carriera 50 anni fa: il primo 45 giri «Non basta sai/In mezzo ai guai», è del 1967 FOTO ROBERTO ROCCO
Renato Zero ha iniziato la sua carriera 50 anni fa: il primo 45 giri «Non basta sai/In mezzo ai guai», è del 1967 FOTO ROBERTO ROCCO

 

«Uno show inedito - un’opera pop, un musical... Decidete voi - con la mia famiglia allargata di oltre cento artisti».

Per i suoi cinquant’anni di carriera Renato Zero si è regalato «Zerovskij... solo per amore», un doppio album di brani pop sinfonico, tutti inediti in uscita a maggio, che diventerà un mega-spettacolo, in tour dall’1 luglio, da Roma, con tappe in provincia di Pisa il 29 luglio, all’Arena di Verona l’1 e 2 settembre e a Taormina il 7 e il 9 settembre.

Zero, all’anfiteatro veronese lei tornerà con qualcosa di completamente diverso da «ALT». Stavolta, con «Zerovskij», siamo o non siamo vicini all’opera pop?

Il genere pop non è altolocato come l’operistica, si sa. Per infrangere le regole della mia anagrafe artistica, con il maestro Renato Serio, e per andare al di là del pop abbiamo concertato questa pagina di musica con mire un po’ più alte. Lo spettacolo è insolito per un cantante pop: sul palco ci saranno sette attori che canteranno pure, 61 elementi di orchestra, 30 coristi e la mia band.

C’è un po’, da parte sua, il rimpianto per il pop orchestrale di Bindi, Tenco, Endrigo, Paoli...?

Oh, sì. Hanno avuto il talento e l’audacia di ideare melodie ampie, eterne. Infatti «Era d’estate» o «Sapore di sale» brillano tuttora per la potenza e meraviglia. Ho voluto cavalcare l’onda del classicismo per dare un vestito diverso ai miei brani nuovi.

Saranno tutti inediti?

Sì, tranne alcuni, che non sono però quelli che il pubblico ha eletto come mie arie più conosciute. Alcuni brani del mio repertorio si legano alla sceneggiatura di «Zerovskij». Il resto è materiale inedito dell’album doppio. Sono i momenti salienti dell’opera.

Come possiamo definirla: opera pop, musical, opera popolare...?

Una collocazione dovrebbero darla i giornalisti o il pubblico. Non so se riuscirei a battezzarla in qualche modo.

Sto affrontando questo progetto, e lo dico sinceramente, in punta di piedi. Non voglio addossarmi la responsabilità né il merito di aver scoperto... l’acqua calda. In passato Ennio Morricone arrangiò per i grandi del pop, con risultati formidabili. Non credo sia scandaloso ritentare questa scommessa.

Lei ha il vantaggio di scrivere e interpretare le sue parole in un’opera pop. Cosa non da poco...

Sì, ma in effetti ci sono altri esempi. Penso a Danny Elfman, autore delle musiche per i film di Tim Burton e voce di Jack Skeletron in «Nightmare before Christmas». Nella versione italiana l’ho doppiato io (curiosità: il cane del protagonista doppiato da Renato si chiama Zero, ndr). Scrivendo, sono libero dalla schiavitù in cui vivono molti talenti emergenti: devono sottostare alla condizione di «passami il pezzo, ti prego». E visto che molti autori sono riconoscibili, le nuove voci devono fare i conti con una similitudine di cui non si può essere orgogliosi...

L’originalità non sembra essere una qualità: molti di questi cantanti vogliono replicare il successo di altre voci. O no?

L’unicità è il motore più formidabile del mestiere d’artista. I posti in classifica, i passaggi radio o in tv non rendono interessante un artista pop. Conta l’originalità, la voglia di sperimentare. Ma essere originali costa. A molti giovani artisti (anche a quelli che imitano gli altri) dico: trovate la vostra voce, trovate un vostro nome...

E Zerovskij, che nome è?

Ironico. Un modo per giocare, incuriosire e rendere più appetibile l’approccio sinfonico alla mia musica.

E il suo cognome, Zero, va ancora bene dopo 50 anni?

Sono ancora di moda. Di modissima. C’è una Coca Zero, l’interesse è zero, il tasso è zero... È tutto Zero. Non spendo un euro di promozione!

Ma la cosa formidabile di questo numero è che non vale niente, da solo; ma se lo metti vicino agli altri, allora cambia... La mia vuole essere un’esortazione: cerchiamo di trovarci insieme, noi artisti. Fare musica da soli non rende. Bisogna essere in tanti. Non può essere che fare musica vuol dire stare davanti a un computer, da soli. Ed è per questo che voglio condividere questa mia nuova scommessa con oltre cento artisti, tutti in scena con me. Sono gli Zerovskij, la mia famiglia allargata.

Giulio Brusati
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