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26 settembre 2018

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10.08.2018

Interviste

«Per me è stata dura
Sono Carlotta, basta
chiamarmi contessa»

Carlotta Zofkova
Carlotta Zofkova

Non chiamatela contessa. L'hanno fatto in molti dopo il bronzo agli Europei di Glasgow. Non disdegna l'effigie nobiliare che ha reso infinitamente lungo il suo cognome, titolo del padre Jean, 72enne nobile di Biarritz conte Costa de Saint Genix de Beauregard. Riconoscendola dopo 22 anni figlia legittima, l'ha inserita nell'albo degli aristocratici francesi. Lei sarà sempre la Carlotta Zofkova, 25enne nata a Lugo di Romagna, che mamma Alena ha cresciuto con le sue uniche forze. A lei ha dedicato il bronzo a Glasgow, impreziosito dal primato italiano nei 100 dorso a 56“61. Racconta Carlotta: «La mia non è stata una vita facile», ma a Glasgow ha raggiunto la consacrazione. È contessa Zofkova Costa de Saint Genix de Beauregard dal 2015, quando già si allenava alla piscina del centro federale Castagnetti, fatta salire da Imola a Verona dal tecnico ungherese Tamas Gyertyanffy. Il conte suo padre a Verona è venuto a trovarla, ha voluto vedere dove si allenava, il suo allenatore, «ma la forza è mia madre». Il casato nobiliare conta meno del bronzo di Glasgow, che Carlotta ha dedicato a mamma Alena, nata a Praga, arrivata in Romagna. Una di quelle mamme-lavoratrici che «si fanno il mazzo per non far mancare nulla ai propri figli. Lavorava dalla mattina alle 5 al pomeriggio, poi mi caricava in macchina e facevamo le pendolari da Lugo alla vasca di Imola». Il fratello Stefano pallanuotista, ha scovato il conte su internet. «Con mamma la vita è sempre stata bella, ha grande il cuore e tanto coraggio; mio padre l'abbandonò quando era al settimo mese di gravidanza, mi ha complicato la vita. Se mi ha riconosciuta lo devo ai suoi figli (Charles ed Elisabeth) che hanno voluto incontrarmi, conoscermi». Sulla sua vita complicata, dopo il bronzo di Glasgow e il record italiano nei 100 dorso con 56”61, si è alzata l'eco. «Eppure io sono sempre e solo Carlotta Zofkova, che ha scelto Verona sei anni fa inseguendo Gyertyanffy (il tecnico magiaro è stato anche allenatore di Luca Pizzini e dalla scorsa stagione è rientrato in Ungheria), poi Matteo Giunta che al Castagnetti allenava già Federica Pellegrini e Filippo Magnini. Lavoriamo tanto e duramente, Matteo è uno tosto, il centro federale è ideale, una volta la settimana mi sposto a Milano per la seduta di apnea con Mike Maric e lavoro con il mental coach Nicola Fittà, fra gli artefici della mia crescita caratteriale», racconta Carlotta, che dal 2016 ha preso la residenza a Verona, vive in centro. «Il bronzo? Un sogno alla vigilia, che ho saputo tramutare in realtà perché stavo bene in acqua già dai Settecolli, poi è arrivato il record italiano nei 50 dorso, nei 100 era una sorpresa ogni volta che entravo in vasca». Un Europeo in costante ascesa per Zofkova, bene alle batterie, in semifinale ha abbattuto il muro del minuto «mi pareva di non aver dato il 100%», in finale ha toccato 3/100 prima della campionessa olimpica Katinka Osszu. Ottimo risultato, che non accontenta. «Non mi aspettavo di crescere così tanto, il record è quasi incredibile: sono incredula. Il 2018 è l'anno della svolta per me; in passato mi mancava lo spunto decisivo, forse la cattiveria nelle gare importanti. Sicuramente sono cresciuta emotivamente: il mio approccio alle finali è meno ansioso». La soddisfazione è stata enorme, ha pianto e poi al telefono con la mamma. «Ora che vivo meglio le gare, voglio scendere sotto i 59». •

Anna Perlini
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