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19 settembre 2018

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15.07.2018

Interviste

«Misura per misura?
Un Truman Show
ma al contrario»

Il regista Paolo Valerio con tutti gli attori di «Misura per misura»
Il regista Paolo Valerio con tutti gli attori di «Misura per misura»

Un Truman Show al contrario, in cui il protagonista osserva il mondo senza essere visto per capire come agire sull’umanità. Non è una delle fiction che ci aspettano in tv ma Shakespeare. E precisamente lo Shakespeare di Misura per misura, la commedia in cartellone al teatro Romano da giovedì 19 a sabato 21 luglio, terzo appuntamento con la prosa dell’Estate Teatrale. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Verona e dal Teatro della Toscana, debutta in “prima” nazionale nella traduzione di Masolino d’Amico e con la regia di Paolo Valerio. Tra gli interpreti Massimo Venturiello che il pubblico del Teatro Romano ricorda soprattutto come Petruccio nella Bisbetica domata del 2002. Mentre si concludono le prove al cinema Alcione (da stasera attori, regista e tecnici approdano al Romano per le prove finali) abbiamo chiesto a Paolo Valerio qualche «dietro le quinte» del suo lavoro.

Questa commedia ha avuto nella storia del festival shakespeariano soltanto due edizioni: nel 1967 con la regia di Luca Ronconi e nel 1987 con quella di Jonathan Miller con Giulio Brogi. Insomma, un testo poco praticato. Perchè l’ha scelto? Ritengo che si tratti di un testo fondamentale di Shakespeare perchè da una parte riflette sul teatro e sul suo significato, dall’altra mette in gioco temi molto forti e attuali quali il potere (e come il potere modifica le persone), la virtù contrapposta al ricatto sessuale e la giustizia. Del resto si tratta sì di una commedia ma, come si dice, di una dark comedy, che contiene in sé anche elementi di tragedia e di farsa, con una straordinaria capacità dell’autore di mescolare i generi. La definirei una commedia cupa e attuale, immersa nell’attrazione del male e nella fascinazione dell’ambiguo.

Sembrano ingredienti per uno script cinematografico. La sceneggiatura appoggia questa suggestione? Sì, in modo convinto. Abbiamo infatti pensato ad una sceneggiatura molto agìta: per i movimenti di scena ho avuto un grande aiuto da Monica Codena. Un aspetto cui tengo molto è che in quest’opera il pubblico è più complice che spettatore, vuoi perché così indica il testo, vuoi anche perché la scelta registica operata è andata in direzione di accentuare questo aspetto. Il Duca di Vienna, il protagonista, viene immaginato infatti come un regista che sta sulla scena e ha predisposto telecamere che scrutano il mondo nella sua assenza: un grande gioco di teatro nel teatro, molto affascinante.

E la figura di Angelo, cui il Duca chiede di governare in sua assenza, reputato uomo austero, ma che poi si rivela ben diverso con il gioco di scambi femminili che ne deriva? Mi sembra molto interessante quello che dice Angelo ad un certo punto, quando si chiede chi è il peccatore: chi viene tentato o chi mette in tentazione? Fatto sta che Shakespeare ci propone un infame fatto di ricatto sessuale: Isabella, novizia in un convento, creatura angelica, potrà salvare il fratello condannato a morte solo se si concederà ad Angelo. Alla fine il frate, ovvero il Duca travestito, consiglia Isabella e all’appuntamento con Angelo va Mariana, con un gioco di lui-fedifrago che giace a sua insaputa con la sua legittima lei che ricorda Boccaccio. É il ritratto di un mondo dominato dalla depravazione, dalla malattia, un mondo di corpi esibiti che non ha tempo e per questo ho scelto un’ambientazione in un’epoca indefinita con costumi dall’esplicito riferimento simbolico.

Molto celebre fu la traduzione di Misura per misura di Cesare Garboli. Questa di Masolino D’Amico è fedele al testo o punta sull’attualizzazione? Il lavoro di D’Amico punta sul restituire alle parole tutta la loro forza mantenendo la costruzione di Shakespeare, più che attualizzando. Certo, sono state asciugate alcune parti che nella traduzione avrebbero perso forza, ma con sostanziale fedeltà.

Alessandra Galetto
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