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22 gennaio 2018

Interviste

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02.01.2018

Interviste

Le note rap dei Da
Quagga tra rime
nel segno del rock

I quattro protagonisti della band Da Quagga
I quattro protagonisti della band Da Quagga

 Mixare rap, funk e rock con testi che facciano riflettere, con messaggi critici quanto positivi. È lo stile dei Da Quagga, band veronese nata dall’incontro di Marco Menegazzi e Manuel Garbin - bassista e batterista dei Puccia Enza - con il chitarrista Tommaso Martellini e il rapper Simone Fama. Così come il quagga era metà zebra e metà cavallo, i Da Quagga hanno n la voglia di sperimentare e intrecciare stili diversi. Ironici e riflessivi, senza filtri, nascono con la voglia di portare un'idea di rap suonato. «Istinto» è il loro primo lavoro, come racconta Fama.

Partiamo dal nome: perché proprio un quagga?

Cercavamo un nome giocoso alla Jamiroquai che potesse far pensare ad una singola persona più che ad un gruppo, questo animale metà zebra e cavallo è un po’ come noi, un’unione tra più stili. E poi sembra l’onomatopea del basso o dell’effetto della chitarra.

Da dove nasce l’idea di unire stili diversi?

Ai tempi dei Puccia Enza, Marco mi aveva contattato per una collaborazione con il suo gruppo. Purtroppo il progetto è tramontato perché la cantante è andata a vivere in Finlandia. Passano alcuni mesi e mi contattano nuovamente. Era una vita che volevo fare rap suonato dal vivo, ma in un modo diverso. Poi è entrato nel gruppo anche Tommaso, il chitarrista, e in poco tempo abbiamo inciso «Istinto».

Di cosa parlano i vostri testi?

Mi piace raccontare delle storie, quando siamo in sala prove tutto è molto istintivo, una canzone può nascere anche da un giro di basso oppure da un accordo. Il nostro progetto vuole creare qualcosa che sia positivo, sapendo che così facendo si va contro ad un modo di fare l’artista che ha sempre privilegiato chi parla della vita in modo negativo. Ma il rap non è solo quello.

Cioè?

Spesso l’arte è l’espressione di un sentimento negativo perché quando si è felici è più facile godersi il momento piuttosto che scrivere il pezzo della vita. Io cerco di fare un po’ di autocritica, nei miei testi dò la colpa a me e a te: non solo dei politici, ma a tutti. Non ci interessa fomentare la rabbia, ce n’è anche troppa. Il top sarebbe che la gente ascoltando un nostro pezzo, potesse dire «ehi, a questo non ci avevo pensato», e magari sentirsi meglio.

Sono queste le persone a cui vi rivolgete?

Abbiamo unito funk, rock e rap: ci piacciono molto i Red Hot Chili Pepper, personalmente amo molto i gruppi che fanno rap musicale, come i The Roots, gli Hocus Pocus e ovviamente Caparezza. Facciamo canzoni un po’ per tutti, non soltanto per gli appassionati del rap. Chi ci viene ad ascoltare spesso dice di trovarsi in difficoltà a collocarci in un genere preciso: ma noi siamo convinti che il nostro stile abbia delle potenzialità. Il primo live l’abbiamo fatto lo scorso febbraio e nel 2017 abbiamo collezionato più di 15 date. «What's Up», il singolo estratto dal cd, ha superato le 13mila visualizzazioni su Youtube. •

Andrea Gruberio
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