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11 dicembre 2018

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09.12.2017

Interviste

Lauro e Doms
«Il nostro rap
che non è rap»

A piedi, dal Liston all’entrata dell’Arena, impieghiamo un quarto d’ora: il rapper Achille Lauro e il produttore Boss Doms vengono fermati da decine di ragazzi e ragazze in gita. La domanda è sempre la stessa: «Possiamo fare una foto?». Difficile non notarli: Achille ha treccine colorate blu tra i capelli neri; Boss se li è tinti di giallo. Ma a farli conoscere dagli adolescenti di tutta Italia sono album e singoli rap come «Dio c’è», «Ragazzi madre», «Occhiali da donna», «Amore mì». Da pochi giorni è in radio «Non sei come me», nuovo brano di Achille (vero nome: Lauro de Marinis, romano, 27 anni), prodotto ancora una volta da Doms (cioè Edoardo Manotti, 29 anni).

 

In tv sono apparsi entrambi nell’ultima edizione del reality-game show «Pechino Express». Sono in tour in tutta Italia: tra le tante date, il 16 dicembre al Coco Beach di Lonato del Garda; e il 23 dicembre a Villa Bonin, a Vicenza.

 

Achille, dopo tre album underground, ora arriva un singolo pubblicato dalla major Sony, intitolato “Non sei come me”. Che vuol dire? Che noi stiamo da una parte e voi, rapper e produttori, dall’altra? No, il senso non è così personale. Parla delle differenze in generale. Ma per noi diversità è un pregio e non un difetto. Essere diversi vuol dire essere originali.

 

Dopo una serie di singoli trap (un sottogenere del rap), ora che va di moda, voi che fate? Un singolo che non è trap. In realtà è la nostra evoluzione della trap. Abbiamo contaminato queste sonorità con suoni della samba, percussioni afro e latine. Abbiamo creato un nostro modo di fare trap.

 

Avete letto l’autobiografia del rapper americano 50 Cent, «Cera una volta nel Queens?» Non proprio: abbiamo visto il film. La sua storia è leggendaria nell’ambiente rap. Ma noi cerchiamo di discostarci da questo tipo di rap e anche dalla trap, nonostante sia stato il nostro giro di amici e colleghi a portare in Italia per primi questo genere. Abbiamo contribuito a far crescere una nuova ondata rap giovane e italiana. Ma ora vogliamo fare cose diverse.

 

Vi abbiamo chiesto di 50 Cent perché anche la sua, come la vostra, è una storia di riscatto. Lui ha raggiunto la fama dopo una vita difficile – lo spaccio di droga, le sparatorie, il riformatorio. L’ha salvato il talento di rapper. E voi…? Noi dopo gli anni in riformatorio? (risata).

 

No, voi che talenti avete? Achille, per esempio… Non voglio incensarmi, non mi piace. Lascio che parlino gli altri. Vi parlo del talento di Boss Doms. Lui è diverso dagli altri produttori rap-trap standard. Aggiunge qualcosa in più: ha lavorato nei settori dell’elettronica e delle colonne sonore. Mira a costruire musica vera, non la “cosetta” che dura una stagione.

 

Dunque, Boss Doms, di Achille che possiamo dire? Si differenzia da tutti gli altri rapper per il metodo di scrittura. È il meno rapper di tutti: ha un modo tutto suo di fare rime, con ripetizioni tipo mantra. Con lui mi sono trovato subito alla perfezione: io produco musica rap non come farebbe un produttore rap. E lui rappa come non fanno i rapper. Ed è poetico, diverso da tutti gli altri, davvero unico nel panorama nazionale.

 

Ma i vostri padri chi sono? Da chi discendete? Da Vasco Rossi, Mina e Jim Morrison. E Franco Califano: non dimentichiamo il Califfo. 

Giulio Brusati
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