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12 novembre 2018

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03.04.2018

Interviste

Io, diventato papà
sogno una città
con tanto verde

Il sindaco Federico Sboarina e la moglie Alessandra felici con il piccolo Jacopo FOTO MARCHIORI
Il sindaco Federico Sboarina e la moglie Alessandra felici con il piccolo Jacopo FOTO MARCHIORI

Assiste in uno stato di estasi alle prime poppate di Jacopo, il suo primogenito nato sabato, 31 marzo, alle 20.50, all’Ospedale della donna e del bambino a Borgo Trento. Tanto più ora, diventato papà, con la moglie Alessandra il sindaco Federico Sboarina sogna «una città sempre più a misura di bambino e di famiglia». Sboarina, 47 anni, avvocato - il primo sindaco scaligero dal dopoguerra a diventare padre per la prima volta durante il mandato - si gode l’onda lunga di questa Pasqua, e poi Pasquetta, particolare. Tra l’altro l’1 aprile dell’anno scorso - quest’anno invece l’1 aprile è caduto il giorno di Pasqua - Sboarina annunciò la sua candidatura a sindaco, con la squadra di Battiti.

Sindaco Sboarina, ha realizzato cosa le è successo?

Soltanto quando per la prima volta ho preso in braccio Jacopo, dopo aver assistito al parto. Dove ho avuto un ruolo attivo.

Ah sì? Ma che cosa ha fatto?

Ho tagliato io il cordone ombelicale. Non senza un problemino.

Quale, scusi?

Non ci vedevo, senza occhiali. Ho chiesto lumi, allora, per svolgere correttamente il non facile compito. Poi con il bimbo tra le mani è stato bellissimo.

Che cosa ha pensato in quel momento?

Mi sono emozionato al pensiero che mio figlio ora ha tutta una vita davanti.

Quanti cugini ha Jacopo?

Sei da parte della mia famiglia e due da quella di mia moglie Alessandra. La più grande, figlia di una delle mie tre sorelle, ha 28 anni.

In quale Verona si aspetta che voglia vivere suo figlio, quando sarà un po’ più grandicello?

Verona è una città già bellissima, con servizi di alto livello. Io ho deciso di fare il sindaco per lasciare la città un po’ migliore di come l’ho trovata. E stiamo lavorando per questo.

Qualche idea di queste ore?

Una sì. Mi piacerebbe ripristinare la bella iniziativa, già avviata negli anni scorsi ma poi interrotta, del bosco dei nuovi nati, in zona corte Molon. Consiste nel donare un albero alla città quando nasce un bambino. Ecco, mi è venuto in mente di riproporla.

Lei ha tra le sue deleghe quella alla famiglia, un tema questo su cui ha insistito in campagna elettorale e anche dal momento del suo insediamento in poi a Palazzo Barbieri, con la sua squadra di assessori. Che cosa pensa che sia utile oggi, a Verona, per le famiglie, tanto più quelle giovani?

Io vorrei una città sempre più verde, dove i bambini e i ragazzi possano avere degli spazi in cui trascorrere del tempo in tranquillità, in sicurezza, stando insieme e praticando giochi e sport. Per questo abbiamo lanciato l’idea del Central Park all’ex scalo merci ferroviario, tra la stazione di Porta Nuova e Santa Lucia. Stiamo operando proprio per centrare questo obiettivo. Mettere a disposizione dei nostri concittadini, ma non solo, un parco di mezzo milione di metri quadrati, a sud della città, sarebbe davvero straordinario.

Altre aree verdi da valorizzare?

Il parco della mura magistrali, che sono una risorsa unica della nostra città. È uno spazio enorme, con grandi possibilità di utilizzi, in particolare per i nostri giovani.

La sua Amministrazione ha già avviato il percorso di analisi per introdurre in Comune il cosiddetto “fattore famiglia”. Le sue aspettative si inseriscono anche in questo obiettivo?

Il “fattore famiglia” è stato pensato, e in alcuni Comuni è già attuato, (nel Veronese a Castelnuovo del Garda, ndr) in particolare per le famiglie in difficoltà, perché punta a una migliore definizione delle aliquote e delle tariffe per l’accesso ai servizi, come le mense e i trasporti scolastici. Vogliamo dunque introdurlo anche nel nostro Comune.

Torniamo a lei. Come cambierà ora la sua vita, con Jacopo?

Continuerò ad alzarmi alle 6.30 e sempre di più, come durante la gravidanza di mia moglie, alla sera starò in casa. Non voglio rinunciare alla mia famiglia. Sono e voglio restare una persona normale.

Lei è un grande tifoso dell’Hellas Verona. Ha già detto a suo figlio per quale squadra tifare?

Non ce n’è stato bisogno. Lo sa già.

Una sorta di trasmissione genetica anche del tifo calcistico, insomma...

Già. Ho pronta una maglietta dell’Hellas per lui.

Sogna dunque che suo figlio vada a vedere una partita, fra qualche anno, in un nuovo stadio Bentegodi? Tanto più dopo la spedizione a Londra del Comune, con Hellas e Chievo, per vedere lo stadio in costruzione del Tottenham, nella Premier League inglese?

Un nuovo stadio? Noi ci crediamo.

Enrico Giardini
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