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14 dicembre 2018

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07.12.2018

Interviste

Giak e il nuovo
Chievo: «Pronti
per la scalata»

Emanuele Giaccherini è alla sua seconda stagione in gialloblù
Emanuele Giaccherini è alla sua seconda stagione in gialloblù

S’è accesa un’altra lampadina a Veronello. Quella del genio. Emanuele Giaccherini s’è rimesso a correre, pronto a cambiar passo ad ogni pallone. Illuminante contro il Cagliari, pronto per il Parma. Altro Chievo con lui. Un problema all’alluce l’ha lasciato a lungo a metà del cammino, lontano dal campo e con tanta rabbia addosso. Altra storia adesso. Rigenerato Giaccherini, anche se il dito non è ancora a posto del tutto. Fa niente, bisogna andare oltre. «Abbiamo imboccato la strada giusta. Di Carlo ha dimostrato tanta umiltà. Non lo conoscevo, l’avevo incrociato solo da avversario. Con noi si è rivelato una grande persona ed un grande allenatore. Ci ha trasmesso prima di tutto i veri valori del Chievo», il flash di Giaccherini, «capendo che avevamo dentro qualcosa che aspettava solo un segnale per esplodere. Mi auguro che i risultati positivi con Napoli e Lazio, due grandi squadre, ci abbiano dato autostima e coraggio. Togliendoci quell’ansia che ha a lungo avvolto tutti».

Il miglior pregio di Di Carlo?

«Mi ha impressionato la sua semplicità. Dal punto di vista tattico non si è inventato grosse cose, però ha lavorato molto sulla testa dei giocatori dandoci precisi input. Anche lui un martello. Cerca sempre di farci stare nel miglior modo possibile. Per Di Carlo è il gruppo quello che conta davvero».

Diviso fra mezzala e trequartista come col Cagliari, sarà quello il suo ruolo?

«Ad oggi il modulo è questo e le posizioni quindi definite. Io e il mister ci siamo confrontati. Fortunatamente ho una certa duttilità, ho tecnica ma anche corsa. Volendo posso fare anche l’esterno. Per ora però è così. O centrocampista o mezzapunta. O tutte e due». Di Carlo ha anche rimesso Pellissier al centro di tutto… «Ne ho parlato con lui giorni fa. Pellissier aveva bisogno di ritrovare un po’ di fiducia da parte dell’allenatore nonostante abbia già dimostrato appieno il suo valore in tutti questi anni di Serie A dove ha segnato più di cento gol. Non devo essere io a dire chi è Pellissier, prima di tutto un trascinatore e un leader. Un riferimento per tutti».

Come cambierà il Chievo con lui là davanti?

«Ci sono tanti giocatori che sono stati a lungo con Pellissier e che quindi lo conoscono bene. A me è bastato poco per capire che giocatore sia. Dovremo cercare di aiutarlo, ma il discorso vale anche per tutti gli altri attaccanti. Il Chievo, oltre a lui, ha anche altre punte molto forti».

In generale com’è cambiato il calcio ai suoi occhi?

«È diverso da quando Guardiola ha allenato il Barcellona. Il calcio l’ha cambiato lui. Ora gli allenatori provano ad imitarlo impostando l’azione da dietro anche grazie al portiere. Soprattutto però bisogna stare al passo coi tempi, al di là delle tendenze del passato. E quindi guardare avanti».

Giusto il Pallone d’Oro a Modric?

«Sì, perché è stato soprattutto un riconoscimento alla carriera a chi da anni ormai è il miglior centrocampista del mondo».

Il suo riassunto del mese con Ventura?

«Appena arrivato ha stravolto tutto con le sue idee che alla fine erano anche giuste. Ventura è un allenatore che alla sua maniera sa far calcio. Il Chievo ad un certo punto stava prendendo forma, ma proprio nel momento in cui noi abbiamo cominciato ad andargli dietro sposando la sua causa lui ci ha lasciati. Spiazzando tutti».

Quanto pesa la partita di Parma?

«È importante, ma conterà di più la prestazione. Com’è stato pure col Cagliari, anche se abbiamo perso. Se noi continueremo ad essere questi i risultati arriveranno di conseguenza».

La situazione di classifica è complicata o disperata?

«Disperata non direi, in palio ci sono ancora tantissimi punti. La squadra risponde bene. Dovremo scalare una montagna altissima». 

Alessandro De Pietro
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