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17 gennaio 2018

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08.01.2018

Interviste

Endi, il rap come cultura
E arriva il singolo «Mai»

Il rapper Endi ha presentato il nuovo singolo «Mai»
Il rapper Endi ha presentato il nuovo singolo «Mai»

Musica, droga, solitudine, Sanremo, sogni e provocazioni: Endi, il rapper di Peschiera (classe '86, nato a Milano ma gardesano da anni) ha le idee chiare e continua la sua traiettoria artistica con un nuovo singolo, Mai, accompagnato da un videoclip. Si tratta di un'altra canzone estratta dall'album, Sognando ancora, uscito nel 2017.

Endi, uno dei singoli più d'impatto è "No alla cocaina". Poi però nel disco si parla di fumare erba e c'è il brano "Alcool blues". Come la mettiamo?

Diciamo prima di tutto che considero l'alcool una droga. In quel brano parlo di chi beve per fuggire dai problemi. No alla cocaina lo dico in maniera decisa: è rivolta ai ragazzi più giovani di me che si avvicinano a questa sostanza senza sapere cos'è perché non gli viene insegnato che effetti ha. Neanche a scuola te lo dicono davvero cos'è la cocaina.

Ma l'hip hop ha questa funzione sociale?

Certo che sì! Anche se troppi rapper elogiano sostanze pesanti. Potrei dire sì, al limite, alla droga leggera, usata con la testa, ma sono contro le droghe pesanti. Una posizione così non la trovo in molti colleghi. Eppure la cultura hip hop è nata anche per questo motivo.

Vero: ricordiamo il messaggio di "White Lines" ("Le strisce di roba bianca, non fatevele/ Non c'è niente da guadagnare, tranne bruciarvi il cervello") di Grandmaster Flash & The Furious Five. A proposito di "vecchia scuola" rap, di cosa parla "Vivo morto hip hop"?

Racchiude il senso dell'hip hop. Non è una moda: fare rap è per la vita; non è un genere che puoi fare e abbandonare una volta che non dovesse scalare le classifiche. È una cultura: bisogna viverla tutti i giorni e tornare indietro nel tempo per riscoprirne le radici. Adesso è la musica più venduta e la più ascoltata: alla fine degli anni '90 non l'avrei mai immaginato.

Ma il successo del rap ora è un bene per il movimento hip hop?

Sì, certo. Da piccolo speravo che il rap arrivasse in alto. Oggi però tanti rapper non mi convincono. E poi fanno una cosa diversa, la trap, e come messaggi non rispettano la storia dell'hip hop. Non sto parlando di Ghali, che apprezzo; mi riferisco a Dark Polo Gang o Sfera Ebbasta. Non vi vedo il rap che amavo e che amo.

Sarà anche di successo, il rap, ma il Festival di Sanremo non l'ha voluto...

Strano che ora non ci sia. Un vero peccato. Quando ci andarono i Sottotono, primi anni 2000, ci fu una polemica. Io mi ero candidato, lo scorso anno, a Sanremo Giovani, ma non è andata bene. Il mio sogno non è andare sul palco dell'Ariston, ma se mi chiamano....

Giulio Brusati
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