21 marzo 2019

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17.02.2019

Interviste

«Dopo il restauro
l'Arena si potrà
usare per lo sport»

Il soprintendente Fabrizio Magani
Il soprintendente Fabrizio Magani

«Verona è una città bellissima, leader nel suo genere, una città che gode del mito di Giulietta ed è patrimonio Unesco, ma questo patrimonio va coltivato e conservato da buoni padri di famiglia. Come? Puntando sulla qualità, diversificando l’offerta, attirando flussi diversi di visitatori, proponendo itinerari nuovi. Perché tutti vogliamo che i turisti continuino a frequentare questa splendida città». Fabrizio Magani, soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici, in scadenza di mandato a maggio, prende spunto da quanto sta accadendo a Venezia, dove verrà introdotto un ticket per l’ingresso in città e gestire i flussi turistici, per fare una panoramica su questi tre anni trascorsi a Verona e ai quali si spera si aggiunga un nuovo mandato triennale. E propone alcune idee su come rinnovare mito e turismo. Per esempio, allargando gli spazi di Giulietta al Palazzo del Capitanio. O creando un itinerario della lirica che dall’Arena vada al Lapidario maffeiano passando da una Bra forse chiusa completamente al traffico. E non è detto che in una Arena restaurata, più sicura, meglio attrezzata, un domani non si possano ospitare nuovi eventi, anche sportivi.

 

Professor Magani, l’esperienza di Venezia ci insegna qualcosa sulla gestione e programmazione dei flussi?

Venezia è particolare, una città del mito sapientemente costruito nei secoli. Non può essere sul piano di altre città e non può cedere il passo alla crisi nel gradimento mondiale. Altre città del Veneto non lo sono ancora, però Verona si sta avvicinando molto velocemente, perché un suo mito ce l’ha e un domani potrebbe essere l’immagine unica, quella della città dell’amore, di Giulietta. Qui non si viene tanto perché c’è l’Arena ma perché esiste il gradimento del mito di Shakespeare. Una bella cosa, per nulla banale. Penso sia il caso di essere particolarmente attenti a questa visione.

 

La Casa di Giulietta è però un punto critico... Sì. È una gran bella eredità, ma anche a me è capitato di vedere un flusso di visitatori enorme. Magari ci fossero tutti quei visitatori a Castelvecchio. Ma se ci fosse una rappresentazione della storia di Giulietta al Capitanio, nel cuore della città shakespeariana dell’Ottocento, tutta questa storia può dare vita a un luogo fisico come accade per Sissi a Vienna in modo da decongestionare la visita del cortile e della casa. Potrebbe funzionare. Mi verrebbe da proporre un percorso, visto che il restauro fa rifiorire il Capitanio, costruirei un itinerario scespiriano, per un racconto della città: l’appuntamento alla casa è indispensabile, ma poi lì vicino si può raccontare la storia.

 

Tornando a Venezia, il ticket per le città d’arte come Verona è praticabile?

Non penso ai ticket ma a una gestione oculata flussi. Prima di farla diventare una città archeologica come Pompei dove si paga biglietto e ci sono itinerari a tempo, meglio programmare una idea di città e di itinerari che fortunatamente esistono e quindi diventa un problema di offerta e vedo che in questa direzione ci si sta già muovendo, per esempio con Verona Minor Hierusalem. La Diocesi da tempo sta lavorando molto bene

 

Come trovare un nuovo equilibrio?

Bisogna rispettare i residenti e molto rispetto serve per i tanti visitatori che arrivano in città e che hanno bisogno di avere suggerimenti alternativi rispetto a quelli più consolidati. Penso che un’attenta politica di offerta culturale e paesaggistica possa essere un ottimo grado per arrivare a un intrattenimento intelligente, diversificando l’offerta. È più un problema di integrazione cittadina tra le parti che si occupano di vari temi. In questo senso è positivo il lavoro della commissione voluta da Cariverona per il palazzo del Capitanio e Castel San Pietro.

 

A proposito, che fare a Castel San Pietro?

Doveva essere sede del museo di storia naturale ma francamente io non ci avevo mai creduto e l’avevo anche detto; mi pare di avere avuto ragione. Lì ora c’è una idea bella, intelligente, di organizzare come dice il professor Folin, il museo della città, per me un laboratorio. Però vedo difficile che possa essere il primo contatto con la città da parte del turista, essendo in alto, però potrebbe essere il congedo dalla città, visto anche che è prevista una terrazza bar con vista... ...

 

E la funicolare

Devo confessare che su questo avevo sbagliato. Non credevo che l’ascesa con la funicolare funzionasse e invece a conti fatti funziona e mi auguro che presto il colle abbia anche i contenuti. Ci sono poi anche degli scavi interessantissimi con testimonianze che si potranno vedere, che confermano che la città è nata lì. E quindi Castel San Pietro diventa un laboratorio per la città.

 

E si farà il museo a San Tomaso?

La procedura è gestita dal polo museale, che sta andando avanti con il cantiere. Il museo si farà e sarà gestito dallo Stato e rientra nei programmi ministeriali. Conterrà i reperti che escono dagli scavi.

 

A proposito di gestione della città, il regolamento delle piazze?

E’ una vicenda lunga, che ho ereditato, riguardante la sostenibilità del centro storico. Mi stavo domandando in questi giorni se il disciplinare è lo strumento più idoneo. Non credo che i divieti funzionino se poi bisogna derogare. Meglio stringere un accordo tra pubbliche amministrazioni sulla città intera con una serie di regole che tengano unite ambiente e monumento. Bastano dieci linee guida che diventano la visione della città. Iniziando magari dal complesso delle mura, dove sono nate spontaneamente attività sportive che però vanno riportate nella legalità perché alcune sono abusive.

 

Lei ha accennato al Palazzo del Capitanio: gli Scavi Scaligeri riapriranno?

Abbiamo trovato l’accordo per l’accesso e la riapertura. È una necessità riaprirlo perché la chiusura porta dei danni, le risorse ci sono. Non so se il Comune voglia confermare il centro di fotografia, grande intuizione che ha visto Verona capofila in questo senso. Ora è a disposizione anche l’edificio soprastante che la Fondazione mette a disposizione con una prospettiva museale.

 

A proposito di Arena, è partito il grande cantiere. E dopo?

Allo stato attuale esiste un accordo che vieta espressamente l’attività sportiva all’interno dell’Arena, altra cosa il passaggio della maratona, l’arrivo del Giro d’Italia ma per dire gli internazionali di tennis non sarebbero possibili. Non posso escludere che dopo questo potente intervento di restauro possa diventare un luogo anche più aperto del passato. L’accordo voleva allora arginare un uso eccessivo dell’Arena in una situazione delicata; quando verrà restituita alla città in sicurezza con gli impianti, con nuovi bagni, si potrà capire come Verona e il pubblico vuole usare il suo anfiteatro.

 

Lei non vuol mettere vincoli, vuole soluzioni giusto?

Sì è così, trovo inutile mettere vincoli per poi derogarli. Mi rifaccio al principio di patrimonio e di responsabilità. Ho imparato molto da chi qui a Verona produce il vino. Perché hanno capito il rispetto che si deve alla terra. Quindi Verona va coltivata come il vigneto, va curata se vuoi che il rispetto del patrimonio culturale della città produca qualità.

 

Verona dovrebbe elevarsi per evitare il rischio di essere un divertimentificio?

Lo ha detto lei. Ma vanno bene la festa, i mercatini, il Carnevale, le iniziative di Verona in Love, però si dovrebbe aprire anche un registro non elitario ma con esperienze di maggior qualità per attirare tutte le tipologie di pubblico. Il tema non è quello di fare il tennis in Arena, ma se l’Arena risistemata diventa luogo di conoscenza. Oggi si paga 10 euro per entrare ma poi dentro non c’è nemmeno un cartello.

 

E manca il museo della lirica...

È vero. Dopo l’esperienza del museo Amo, si possono pensare location vicine all’Arena, penso agli spazi delle Segala, penso al museo Lapidario dove Scipione Maffei sarebbe felicissimo di sapere che lì ci sia un percorso sulla storia dell’Arena, la storia della lirica.

 

Palazzi storici: il Bottagisio è in restauro e poi c’è il piano Folin per i palazzi ex Unicredit. Cosa ne pensa? Criticità e vantaggi?

L’operazione è interessante per evitare situazioni di degrado; il residenziale per il Bottagisio penso sia fattibile, bisogna vedere se realizzabile perché l’architettura del palazzo è molto complessa; E poi ci sarà il nodo dei garage.

 

L’ultimo no che avete dovuto dire?

Quello per la copertura dell’Arena. Il provvedimento andrebbe letto con molta attenzione, penso che lo farò pubblicare: non c’è scritto che non si può fare, ma che quel progetto non avrebbe mai funzionato. Ma se devo parlare con sincerità da cittadino, credo non sia necessario fare la copertura dell’Arena, si rischia la non riconoscibilità del monumento. Non è uno stadio.

 

Verona qualcosa di più può fare?

È in una condizione ideale come città d’arte e turistica ma deve capire ora cosa vuole fare da grande. Non è mica scontato che andrà sempre così bene. La concorrenza internazionale è forte anche per il lago che combatte con le promozioni della Slovenia. Spero anche per voi veronesi che non diventi una città da ristorazione a cielo aperto.

Maurizio Battista
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