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13 dicembre 2018

Interviste

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27.02.2017

Interviste

«Donna e sirena,
il mio canto
è libero»

 

«Non ho dischi in classifica, non ho singoli nella top ten e l’ultimo mio lavoro risale a due anni fa. Eppure posso permettermi in questo Paese meraviglioso, di inventarmi un nuovo tour acustico, Eco di Sirene, e avere la fiducia delle persone che tornano a vedermi. L’Italia è un Paese stupendo e, per quello che m’è capitato, forse il più moderno al mondo. Il mio pubblico merita un applauso fragoroso: se non sono fortunata io, chi lo è?».

Carmen Consoli riflette sui numeri della sua tournée che stasera alle 21 tocca la nostra città, per la rassegna Cantautori Doc: tutto esaurito o quasi al teatro Filarmonico, liste d’attesa come all’aeroporto a Natale e caccia al biglietto. Ne restano pochissimi, magari già esauriti stamattina.

Carmen, lei torna a suonare dal vivo con una band tutta al femminile, come nel tour precedente. In realtà è tutto diverso, vero?

Sì, stavolta siamo in acustico: violoncello, violino e io alla chitarra acustica. Tre donne sul palco. La violinista della Gatta, una veneziana che ha deciso di trasferirsi a Pantelleria (s’è innamorata dell’isola... la capisco) e la violoncellista Belfiore che viene da Catania.

Cosa cambia, in acustico, per la sua voce, adesso?

Non ho mai prestato particolare attenzione alla voce, venendo da una scuola indie-rock e blues; è più importante quello che si dice. Non mi sono mai creata un problema di abbassamenti di voce. Forse, dalla scomparsa di mio padre, una delle cose più dolorose della mia vita, alla gioia più grande, la nascita di mio figlio, queste forti emozioni hanno conferito intensità emotiva alle mie interpretazioni. Mi vivo di più quello che canto. Sempre di più. Con immensa gratitudine.

Alcuni riferimenti, nelle canzoni, si possono collegare alla sua biografia: è questo che li rende più vivi ed emozionanti per il suo pubblico?

Spero sempre che gli spunti autobiografici possano diventare universali. Se lo augura ogni autore: partire da sé per toccare sentimenti ed esperienze che hanno vissuto gli altri, chi ti ascolta o ti legge. Toccare una corda emotiva condivisa. Mi piacerebbe che le mie canzoni fossero come i neuroni specchio.

In questo tour lei passerà, oltre che dal Filarmonico, da teatri meravigliosi come il Morlacchi, la Fenice, il Dal Verme, il Petruzzelli... Lei fa davvero un bel lavoro!

Non potevo desiderare di più dalla mia vita: riuscire a portare uno spettacolo per voce, chitarra, violino e violoncello in questi luoghi è il massimo. E proprio in questo momento, in cui l’attenzione è data solo a musica molto radiofonica ed elettronica... Ecco, il mio tour acustico mi fa sentire libera.

Ma lei è in vetta alle classifiche dell’airplay radiofonico, in coppia con Tiziano Ferro, nel brano «Il conforto», o no?

Oh, sì, ma è Tiziano in realtà che è primo in classifica con «Il conforto». L’autore di questa bellissima canzone è lui. Visto che siamo molto amici, ci siamo concessi questo lusso.

E il titolo «Eco di sirene» a cosa fa riferimento?

Cito spesso Ulisse in vari brani, ho a cuore il mare come metafora. E poi Ulisse è un viaggiatore e rimanda anche a Joyce. Le sirene sono le tentazioni - conosciamo bene l’episodio dell’Odissea, con l’eroe che si fa legare per non seguire il loro canto tentatore - ma, a parte l’accezione mitologica, c’è l’idea di allarme. Le sirene rimandano alla guerra. Quando ho scritto quella canzone, nel 1998, facevo riferimento al conflitto in Afghanistan: adesso è ovunque, dalla Siria all’Ucraina. A vent’anni di distanza risuona attuale (in effetti: «L'eco tagliente di sirene/ Sulle ferite aperte/ Aspettavamo impotenti gli attacchi nemici/ Giochi di potere sulla nostra pelle/ Sulle infanzie sciupate, violentate irreparabilmente», ndr) ma l’allarme oggi potrebbe essere lanciato anche per salvare l’ambiente. Di recente ho riascoltato l’album «Green» dei Rem, che parla di ecologia e disastri ambientali.

Quella band americana era di casa a Catania, vero?

Sì, era normale che Michael Stipe e gli altri passeggiassero per Catania. Una volta mi sono ritrovata con Mike Mills, il bassista, a cantare insieme. Negli anni ’90, una loro data unica italiana si tenne nella mia città. In apertura, i giovanissimi Radiohead. E io ero lì. Sono cresciuta così.

Giulio Brusati
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