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20 settembre 2018

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27.07.2018

Interviste

Crescenzi sul trampolino
Hellas: «A Verona
per fare il salto in alto»

Alessandro Crescenzi si è presentato ieri alla stampaCrescenzi in azione a Peschiera sotto lo sguardo vigile di Fabio Grosso FOTOEXPRESS
Alessandro Crescenzi si è presentato ieri alla stampaCrescenzi in azione a Peschiera sotto lo sguardo vigile di Fabio Grosso FOTOEXPRESS

Trampolino Hellas. «Per andare ancora più su». Tre anni di contratto. Alessandro Crescenzi potrà festeggiare i suoi trent’anni da calciatore al Verona. Magari in serie A. Intanto, però, si è messo a lavorare. Dopo un lungo viaggio tra i cadetti e gli ultimi tre anni vissuti al Pescara. Il difensore romano pare essere pronto alla consacrazione. «Ho scelto Verona per ambizione, per il valore della piazza, per fare un passo in avanti nella mia carriera». Classe ’91, esordio in A proprio con la Roma di Spalletti ormai dieci anni fa. Poi la B, tanta B: Grosseto, Crotone, Bari, Pescara e Novara a più riprese. E con gli abruzzesi pure una stagione in serie A. Il Perugia e una breve avventura francese all’Ajaccio.

Crescenzi, Verona è la sua nuova frontiera?

«Verona ha la mia voglia di emergere. La trattativa è stata breve, sapevo che stavo facendo la cosa giusta».

Pure per Grosso sarà così

«Conosco poco il mister ma ha dimostrato da subito di avere la cattiveria giusta. Ci darà una mano. Perché il viaggio che ci aspetta sarà molto lungo. Non mancheranno gli ostacoli. Lo sappiamo. Ci prepariamo a saltarli».

Spalletti, Sarri, Oddo, Zeman. Quattro allenatori che hanno segnato in qualche modo la sua carriera. Come?

«Spalletti mi ha regalato l’emozione più grande: l’esordio in A con la maglia della Roma. Sarri l’ho avuto per pochi mesi a Grosseto. Grande preparazione, grande attenzione della fase difensiva, grande conoscenza dell’avversario. Con Oddo, a Pescara, è arrivata la promozione in serie A. Buon rapporto e momenti di crescita. Zeman? Dicevano tutti che con lui avrei fatto grandi cose. Lo considero un maestro».

E come è andata?

«Io mi adeguo. Difendo e attacco. Spingo e arretro. Zeman ha una visione affascinante della fase offensiva. Da lui non si finisce mai di imparare».

Stramaccioni, nelle giovanili della Roma, è stato il primo a mettere gli occhi su di lei

«Mi ha fatto diventare terzino. Ho lavorato molto sulle due fasi. Si inizia a crescere da piccoli».

Il Verona di Grosso nasce da quali premesse?

«La compattezza, la difesa del nostro territorio, l’intensità difensiva».

La parola magica qual è?

«Gruppo. Il salto di qualità sarà diventare gruppo, per essere squadra, per esprimere al meglio i nostri valori».

Di sicuro, l’Hellas sarà costretto a recitare da protagonista. Con chi?

«Di solito si dice che chi retrocede ha qualcosa in più. E allora pensi a Verona, Benevento e Crotone. Ma spesso va diversamente. Il passato ci insegna. La Spal ha sorpreso. Pure il Carpi. E lo stesso Crotone, in B, è stato protagonista di una cavalcata esaltante».

Questo per dire che?

«...che i conti si fanno alla fine. Che il lavoro premia e vale più del blasone, delle parole, dei pronostici e delle previsioni di inizio stagione».

Verona per lei?

«Una grande piazza».

Lo dicono in molti

«Lo penso per davvero. E poi per me Verona è anche un passo avanti. Una possibilità di crescere. L’ho già detto e lo ripeto».

Come si vince la B?

«Con cattiveria. E per cattivi, intendo, dotati di una rabbia che non ti fa mollare mai. Da lì inizia la nostra storia».

Simone Antolini
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