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16 novembre 2018

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22.07.2018

Interviste

«Cantare al Romano
è come esibirsi
in un’opera d’arte»

Patty Pravo a settembre si esibirà sul palco del teatro Romano
Patty Pravo a settembre si esibirà sul palco del teatro Romano

Una Patty Pravo dalla doppia anima: raffinata chanteuse con orchestra e diva pop con una band elettrica. Sarà un concerto dai due volti, quello del 4 settembre alle 21 al teatro Romano. L’artista di origini veneziane sarà accompagnata da un’orchestra sinfonica e da una rock band. Uno show che ha già portato al teatro La Fenice di Venezia, intitolato «… La cambio io la vita che…», un verso della canzone “…E dimmi che non vuoi morire” diventato anche il titolo della sua autobiografia. La storia di una donna sempre avanti, sempre in viaggio, nell’arte e nella vita: da Venezia a Roma, da New York a Parigi, da Londra fino alla Cina.

Patty, ma lei riesce a scomparire, in quest’epoca dove tutti sono rintracciabili? «Sì, certo, ci riesco. Siamo sempre tutti attaccati al telefono, lo so, ma quando voglio, io sparisco. Sennò come respiro? E ora che sto preparando un nuovo album, devo staccare la mente per poter scrivere».

A settembre torna a Verona. Difficile dimenticare il suo concerto in Arena del 2008... «E chi se la dimentica quella serata? L’Arena piena, il pubblico stupendo, la mia band meravigliosa. Un concerto unico che resterà nei miei ricordi, anche perché all’inizio è successa una cosa pazzesca. Il fondale del palco sembrava riprodurre l’effetto dell’acqua che scendeva; in realtà era acqua vera. A un certo punto qualcosa non ha funzionato e ha bagnato tutto il mio batterista (e si mette a ridere, ndr) che ha continuato a suonare. Suonava nuotando...».

Da quel concerto è stato tratto l’album “Live Arena di Verona”: anche lo show al Romano sarà registrato? «In realtà uscirà un cd con un dvd. Ma conterrà le riprese del concerto alla Fenice. Sono veneziana, lì ci ho studiato pure: come facevo a farmi mancare un disco registrato in quel teatro? Dopo gli ori di Venezia le pietre del Romano. Suonare nel vostro teatro è come esibirsi in un’opera d’arte».

Cosa dà in più l’orchestra alle sue canzoni? «È tutto un altro mondo. Per la prima parte del concerto con l’orchestra ho scelto brani di Leo Ferrè e poi con la versione estesa di “Concerto per Patty”, mai eseguito dal vivo. Per la seconda parte ho preferito i miei brani pop-rock, quelli più sparati»

Gli autori di alcune sue canzoni - Lucio Battisti, Ivano Fossati, Riccardo Cocciante, Vasco Rossi e Gaetano Curreri, Franco Battiato, Lucio Dalla, Enrico Ruggeri - sono tra i migliori della musica italiana... «È perché mi vogliono bene...».

Sì, ma non è solo quello. C’è una connessione speciale: certi brani poteva cantarli soltanto lei. O no? «Ma sì... E poi c’è la conoscenza. Sanno cosa posso cantare. È importante avere un rapporto di amicizia e grande stima».

Molti pensano che il suo successo sia cristallizzato negli anni ’60-’70... «Sì, non scrivono mai quanti dischi vendo, quanto ho venduto negli anni 2000. E nessuno credo abbia riportato la notizia che Rolling Stone versione americana qualche numero fa mi ha inserita tra i 50 artisti pop-rock degli ultimi cinquant’anni. E lì sono l’unica italiana».

Lei è anche una delle poche dive pop che rischia. Ama essere imprevedibile? «Sì, adesso cantano tutte uguali. Oggi funziona così, fintanto che alle case discografiche vanno bene i ragazzi e le ragazze che escono dai talent. Le radio, poi, non sono abituate a sentire altro: canzoncine pop che parlano d’amore, spesso sfigato. Non se ne può più! Piangono tutti! Con la musica si deve far sognare. E spingersi oltre i confini. Il mio concerto è avanti rispetto agli altri show pop che ci sono in giro. Ma io preferisco rischiare e proporre musica che mi tocca l’anima. Sennò tanto varrebbe fare altri mestieri».

Giulio Brusati
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