17 febbraio 2019

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14.01.2019

Interviste

Ambra, la sfida
di Barbara nella
«Guerra dei Roses»

Una scena di «La guerra dei Roses» con Ambra Angiolini
Una scena di «La guerra dei Roses» con Ambra Angiolini

«Hai già tutto». «Manco io a me stessa». È questo il folgorante e terribile botta e risposta che trasforma una storia d’amore riuscita e apparentemente solida in una guerra talmente terribile che per descriverla si è scelto il nome di uno degli scontri più sanguinosi della storia inglese, quella guerra intestina tra due rami della stessa famiglia che fu appunto la Guerra delle due Rose. Ma nello scambio di battute iniziale lo scontro - totale e irreversibile - è tra una lei e un lui, ovvero Barbara e Jonathan Rose. «E il bello è che dicono la verità tutti e due», osserva Ambra Angiolini. Sarà lei a interpretare domani sera alle 20.45 la Barbara della vicenda narrata da Warren Adler nel 1981 in «La guerra dei Roses» diventata un cult grazie soprattutto al film con la regia di Danny De Vito, con Michael Douglas e Kathleen Turner, del 1989. Si tratta del quarto spettacolo del Grande Teatro: protagonista, insieme alla Angiolini, Matteo Cremon per la regia di Filippo Dini (repliche fino a domenica).

Ambra, ma come accade che l’amore si trasformi in odio?

La battuta è emblematica: Barbara fino ad un certo punto è una regina della casa, poi all’improvviso sente che le manca l’aria e una mattina dice al marito che vuole mettere su un’impresa di catering. Lui è incredulo, e le dice appunto: hai già tutto. E lei: manco io a me stessa. E non è che lui non la capisca, è che non ascolta, perchè non ha nessuna voglia di mettere tutta la vita in discussione. Di fronte al cambiamento, cedono e ognuno va per la sua strada.

Ma potrebbero non perdersi? Cosa dovrebbero fare?

Ma, mi viene da dire che dovrebbero restare in ascolto l’uno dell’altro, spegnere tutto il brusio circostante e restare lì con vera attenzione. Loro non ce la fanno perchè nei romanzi la tragedia ci sta bene, ma nella vita non è detto che non possa accadere.

Il film con Douglas e Turner ha molti tratti paradossali, di comicità crudele. Sarà così anche a teatro?

Il film e la versione teatrale sono due cose molto differenti e posso dire convinta che il teatro offre molto di più. Del resto il testo di Adler è scritto proprio per il teatro, con tutti i meccanismi drammaturgici già rodati.

Ma l’interpretazione della Turner l’ha ispirata, c’è qualcosa in comune?

Il fatto che siamo due donne! Che dire, il film l’ho guardato come uno spettatore qualsiasi, come si guarda un bel film. Entrare nella parte è altra cosa, devi sentirla dentro.

Top secret sulla sua vita privata, ci ha chiesto. E sui prossimi impegni lavorativi?

Pure lì top secret: sto facendo cose nuove ma non ne posso parlare se non mi uccidono. •

Alessandra Galetto
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