21 febbraio 2019

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30.01.2019

Interviste

Alice e l’Arena delle meraviglie
«Ho visto il pubblico e ho capito»

La cantante lirica nei panni di Tisbe in «La Cenerentola»
La cantante lirica nei panni di Tisbe in «La Cenerentola»

Gli ultimi scalini prima di salire sul palco. Il piede che entra in scena, di fronte c’è un’Arena tutta piena che aspetta di sentirti cantare. «In quel momento esatto ho capito che quella era la mia strada». Alice Marini torna indietro alla sera del debutto, lei davanti alle migliaia di spettatori dell’anfiteatro scaligero nel giorno del suo debutto, più di cinque anni fa. «Avevo fatto l’audizione per il coro come l’anno prima, ma anche come solista e mi hanno preso per fare Annina ne «La Traviata», tra l’altro lei è una cameriera e quindi mi ci trovavo bene visto i miei genitori hanno una pizzeria-ristorante», svela la 34enne mezzosoprano veronese, che in pochi anni è riuscita a diventare protagonista con la Fondazione Arena e non solo. «Suonavo pianoforte al conservatorio, mi piaceva canto corale e poi ho avuto la possibilità di uno stage all’ente lirico scaligero: vedevo i maestri al lavoro con i cantanti e ne rimanevo folgorata, quasi si trasformavano nei personaggi che interpretavano e allora ho detto che volevo provare anch’io. Basta pianoforte, ho iniziato a studiare seriamente canto». Le prime audizioni e le esibizioni nei circoli lirici minori, quindi nel 2012 la Marini entra nel coro dell’Arena. «Avevo 26 anni, in Aida quasi non riuscivo a cantare». Poi la sua carriera va di corsa, Alice si fa apprezzare in tanti ruoli diversi. «Da lì in avanti è stato sempre un crescendo, esibendomi anche in Opera On Ice, in mondovisione e di fianco ad artisti di fama internazionale come Vittorio Grigolo, ho fatto un pezzo di Rigoletto con lui. In seguito mi hanno chiamata di continuo dalla Fondazione, sia per la stagione estiva che per quella invernale al Filarmonico, le critiche per fortuna erano positive. Il mio momento di gloria? Quando ho fatto Berta nel Barbiere di Siviglia, da sola davanti a tutta l’Arena». Canta sempre, anche quando era incinta di Matilde, poi per forza di cose si deve fermare nell’estate scorsa. «Camminavo dietro l’Arena e mi veniva il magone quando alzavo lo sguardo verso arcovoli e gradoni, ad un certo punto mi chiama la Fondazione Arena - dove nel frattempo era arrivata la sovrintendente Gasdia - chiedendomi se volessi fare delle coperture in Carmen, ero la ragazza più felice del mondo. Poi in realtà non ho cantato, ma il magone era scomparso del tutto, era come ritornare a casa». Nei mesi scorsi la Marini è stata protagonista a Bassano e Padova nel ruolo di Tisbe nella Cenerentola di Rossini, poi anche al concerto di Natale della Fondazione Arena a Sant’Anastasia. Ma a quale personaggio è legata di più? «Direi Mercedes in Carmen, mi piace molto e spero che la signora Gasdia si ricordi di me per la prossima estate visto che all’anfiteatro scaligero verrà proposta proprio l’opera di Bizet. A maggio sarò anche al Filarmonico per il Gianni Schicci, ovvio che l’Arena è l’Arena». Basta nominarla e il volto si illumina all’improvviso. «Il sogno? Interpretare Carmen naturalmente in Arena, ma so che ancora presto. devo fare ancora parecchia strada, ma sono felice di essere su quella giusta. Che avevo già intravista quella sera di qualche anno fa, davanti a quel pubblico straordinario la prima volta che ho messo piede sul palco.

Luca Mazzara
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