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Spettacoli

04.10.2011

Lovesong per pochi intimi

Lorenzi Bertocchini e Camille Cortinas al Giardino di Lugagnano FOTO BRENZONI
Lorenzi Bertocchini e Camille Cortinas al Giardino di Lugagnano FOTO BRENZONI

Viene nostalgia per i tempi in cui bravi folksingers come Camille Cortinas e Lorenzo Bertocchini avrebbero fatto il pieno nei locali del Village newyokese o in piccoli ma storici club londinesi come Bunjie's Folk Cellar o il Troubadour. Al Giardino di Lugagnano, per il concerto congiunto di questa cantautrice texana e del suo omologo varesino, sala semivuota, un po' probabilmente perché la domenica sera la gente si muove meno volentieri da casa, ma anche perché, forse, la canzone d'autore di marca americana - se non si tratta di nomi noti al grande pubblico - richiama meno attenzione di un tempo.
Un peccato, appunto. Perché di Bertocchini, già ospite in passato del Club di Zorzan e Corradi, erano già note credibilità e disinvoltura che caratterizzano a livello compositivo e interpretativo la sua poetica fortemente americana. Camille Cortinas, invece, era al suo debutto scaligero, sulla scorta del suo album pure di debutto, intitolato Taken Apart, in chiave solista, dopo alcuÈni anni alla guida di una band chiamata Fishing for Comets, con ottimi riscontri nel circuito texano.
Camille canta molto bene, con un timbro dolce e vagamente malinconico che ricorda molto quello di Nathalie Merchant. Le sue sono per lo più lovesongs, quasi sempre costruite con linee melodiche semplici ma molto piacevoli, interpretate con intensità e impreziosite dall'ottimo lavoro chitarristico di Eric Neal, arrangiatore, produttore e compagno della Cortinas.
Lei si dimostra interprete molto talentuosa anche nella rilettura - insieme a Bertocchini («figlio» dichiarato e non degenere di «campioni» come Bruce Springsteen e Willie Nile) della splendida Hallelujah di Leonard Cohen, e di una delle versioni più belle che abbiamo mai sentito di It Ain't Me, Babe, con cui chiude il concerto, e che le fa anche perdonare, se, scherzosamente, definisce il suo autore, Bob Dylan, come un vero asshole (cioè non esattamente un simpaticone).© RIPRODUZIONE RISERVATA

Beppe Montresor
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