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Salute

27.09.2018

«Utero fuori posto»
Come affrontare
l'endometriosi

L'endometriosi colpisce molte giovani donne
L'endometriosi colpisce molte giovani donne

L’hanno chiamata malattia dell’utero fuori posto, perché cellule che normalmente fanno parte della mucosa uterina crescono in altri organi. Ed è una situazione che interessa almeno una donna giovane su dieci, visto che i problemi si concentrano nell’età fertile sotto forma di dolori e difficoltà ad avere figli. Sono queste le caratteristiche dell’endometriosi, che deve essere prima riconosciuta poi trattata caso per caso, in base alle condizioni generali e alla gravità del quadro. L’importante è ricordare che in molti casi la donna con endometriosi può avere figli. «Per affrontare questa malattia dobbiamo parlare di strumenti ed obiettivi», ha spiegato nel corso del convegno «We Art Merck» tenutosi a Padova Edgardo Somigliana, docente all’Università di Milano e responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita all’Ospedale Maggiore. «Gli obiettivi fondamentali sono far stare bene la donna, controllare il dolore e consentirle di avere gravidanze. Gli strumenti di cui disponiamo sono la terapia medica con ormoni – a partire dalla classica “pillola” – la procreazione medicalmente assistita quando la gravidanza non inizia (la metà delle donne può rimanere incinta in modo naturale, ndr) e la chirurgia». Proprio su questo fronte, il monito dell’esperto è chiaro: non bisogna abusare del bisturi e le indicazioni debbono essere precise, soprattutto quando si interviene sulle ovaie. «Mantenere l’integrità di questi organi è importante, anche in presenza delle cisti endometriosiche (legate quindi direttamente alla patologia, ndr)», sottolinea l’esperto. «Oggi quando possibile si preferisce cercare una soluzione con terapia medica, appunto i trattamenti ormonali, per cercare di bloccare l’evoluzione delle cisti stesse. La chirurgia, in teoria, dovrebbe entrare in gioco quando le lesioni possono andare a comprimere l’uretere, il condotto che dai reni porta l’urina nella vescica, mettendo a rischio il rene stesso oppure quando possono bloccare il transito intestinale. E’ vero però che il sintomo che spesso porta verso l’intervento è il dolore. Va comunque ricordato che dopo il primo intervento le operazioni successive sono sempre più difficili». L’importante, insomma, è sapere che non si può generalizzare ma che il trattamento deve essere adattato al singolo caso: lo stesso si può dire anche per le possibilità di gravidanza, che vanno sempre salvaguardate. «Oggi sappiamo che circa la metà delle donne con endometriosi riesce naturalmente ad avere un figlio», conclude Somigliana. «E c’è un criterio fondamentale da ricordare, che è quello dell’età: più si va avanti con gli anni meno è facile rimanere incinte, come del resto accade anche alle donne che non soffrono di questa malattia. Questa malattia non provoca sterilità ma può rendere più difficile rimanere incinte e per questo la procreazione medicalmente assistita può rappresentare un’opportunità in più, cui rivolgersi quando dopo mediamente un anno di tentativi non si riesce ad arrivare alla gravidanza».

Federico Mereta
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