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Salute

11.01.2012

Un patto per consumare meno antibiotici

I veronesi con più di 65 anni consumano una media di oltre quattro confezioni di antibiotici all’anno
I veronesi con più di 65 anni consumano una media di oltre quattro confezioni di antibiotici all’anno

Antibiotici come fossero caramelle. I veronesi con più di 65 anni ne consumano una media di 4 confezioni l'anno; i bambini fino a 5 anni addirittura 3. E poi si scopre, con sgomento, di essere stati infettati da un super batterio che se ne fa un baffo degli antibiotici di ultima generazione e potrebbe portarci all'altro mondo.
All'indomani dell'allarme infezioni lanciato dal direttore di Malattie infettive, prof. Ercole Concia, che individua nell'abuso e nel maluso dei farmaci antibiotici una causa ragionevole della diffusione in ambito ospedaliero di ceppi batterici resistenti a ogni tipo di terapia, siamo andati a verificare il comportamento di medici e assistiti.
MEDICI DI FAMIGLIA. «Da almeno 5 anni, da quando cioè è stato sottoscritto il Patto aziendale», chiarisce il dottor Lorenzo Adami, segretario provinciale della Fimmg (Federazione dei medici di medicina generale), «prestiamo particolare attenzione alla prescrizione di antibiotici. Il sistema condiviso con L'Ulss 20 è quello di procedere con la prescrizione a gradini: in caso di infezione batterica non grave, pertanto, il primo farmaco consigliato è un antibiotico semplice, vecchio se vogliamo. Solo in presenza di inefficacia o complicanze si passa a un antibiotico di ultima generazione».
«Questo approccio», spiega Adami, «contribuisce a contenere il fenomeno della resistenza agli antibiotici e anche la spesa, perchè le molecole di recente brevetto costano dalle 10 alle 20 volte di più. Mi sento di dire, pertanto, che i medici di famiglia danno il loro contributo al contenimento del fenomeno della farmacoresistenza. Va anche evidenziato, però, che i ceppi batterici antibioticoresistenti vengono isolati soprattutto in ambito ospedaliero e nelle case di riposo. A livello ambulatoriale sono pochi i casi registrati».
IL PROGETTO DELL'ULSS. Per promuovere ulteriormente l'utilizzo appropriato degli antibiotici, l'Ulss 20 ha aderito a un progetto finanziato dall'Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) che verrà adottato in tutto il Veneto e si rivolge in primo luogo ai pediatri. Spiega la farmacista Margherita Andretta: «L'obiettivo è migliorare l'appropriatezza prescrittiva attraverso la condivisione di percorsi diagnostici-terepautici, così da ridurre il rischio di sviluppare resistenza agli antibiotici. L'iniziativa coinvolge anche i genitori, che vanno responsabilizzati a un uso corretto di questi farmaci. Sono loro, spesso, a richiederli ai medici per i propri figli: per accorciare i tempi della malattia e evitare rischi di complicanze. Ma così, purtroppo, si apre la strada al fenomeno della resistenza a particolari ceppi batterici».
Un passo avanti, ma siamo ancora lontani dalla meticolosità sposata dai francesi. Oltralpe, prima di prescrivere un antibiotico a un bambino per una laringite, ad esempio, viene effettuato un tampone. Evidenziato il ceppo batterico responsabile dell'infezione, viene richiesto il farmaco mirato, senza margini di errori.
LE INFEZIONI IN CORSIA. Anche in questo caso specifico, gli antibiotici sono nel mirino. Da un monitoraggio effettuato in Veneto (prima regione a attivare un Sistema integrato di sorveglianza) emerge che il 23% delle infezioni ospedaliere riscontrate nei degenti è dovuto all'uso scorretto degli antibiotici. Le altre fonti di microorganismi che possono dar luogo a infezioni ospedaliere (che in Europa rappresentano dal 5 al 10% dei ricoveri totali, con esiti letali nel 40% dei casi) sono l'igiene del personale e dell'ambiente, le pratiche chirurgiche e gli ausili invasivi.

Paola Colaprisco
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