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Salute

13.10.2012

Tumori, svolta  nella terapia: al malato la scelta

Palazzo della Ragione dove si svolge il convegno oncologico|
 Giuseppe Recchia, direttore scientifico di GlaxoSmithKline
Palazzo della Ragione dove si svolge il convegno oncologico| Giuseppe Recchia, direttore scientifico di GlaxoSmithKline

Il parere del paziente come nuovo parametro nella scelta della terapia da parte del medico. È un principio che rivoluziona la cultura scientifica quello affermato nell'ambito dell'evento di oncologia organizzato da GalxoSmithKline a Palazzo della Ragione, che si conclude oggi, su tumore al rene e scelte terapeutiche. Per la prima volta sono stati divulgati infatti i risultati dello studio «Pisces», presentato in anteprima a Chicago all'ultimo congresso di American Society of Clinical Oncologia.
Se infatti fino ad alcuni anni fa per il carcinoma al rene le cure erano scarse, la scoperta degli inibitori dell'angiogenesi, cioè della capacità del tumore di svilupparsi, ha rivoluzionato le potenzialità di sopravvivenza dei malati.
Ora, c'è un passo avanti. La nuova ricerca infatti non si è limitata a stilare una lista degli effetti collaterali dei farmaci e a indicarne le percentuali, ma ha chiesto ai diretti interessati, cioè i pazienti, se le differenze di tollerabilità fossero tanto significative da far preferire un farmaco all'altro per proseguire la terapia. La ricerca ha messo a confronto i due farmaci fondamentali per il tumore al rene, pazopanib e sunitinib, entrambi a somministrazione orale. Dei 126 pazienti che hanno risposto allo studio, il 70% ha espresso il proprio favore per pazopanib, il 22% per sunitinib (l'8% non ha manifestato preferenza). Dato che i due farmaci hanno identica efficacia, come aveva dimostrato lo studio «Comparz» presentato all'inizio di ottobre a Vienna, pazopanib ha il «di più» di rispondere ad una serie di parametri di qualità di vita.
«Oltre ai tradizionali parametri di efficacia clinica», ha spiegato il professor Giacomo Cartenì, primario della Unità di Oncologia Medica dell'Ospedale Cardarelli di Napoli, «sono in costante aumento le ricerche che mirano a valutare le differenze nel profilo di tossicità tra le diverse terapie disponibili. La percezione che può avere un medico sull'impatto di una terapia non è la stessa che ha chi la sperimenta nella propria quotidianità. Ogni storia è diversa e non può essere raccontata solo dalle differenti percentuali di effetti collaterali che vengono solitamente registrate negli studi. Un paziente, per esempio, potrebbe preferire e sopportare una tossicità pesante ma di breve durata rispetto ad un numero maggiore di effetti collaterali meno gravi ma di lunga durata».
«La misurazione dei risultati della terapia secondo i valori e le prospettive del paziente», ha riferito Giuseppe Recchia, direttore medico e scientifico di GlaxoSmithKline Italia, «rappresenta una evoluzione delle modalità di sviluppo del farmaco coerente con l'evoluzione della società e del ruolo che il paziente assume nelle decisioni terapeutiche».

Alessandra Galetto
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