22 gennaio 2019

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Salute

03.01.2019

Tra eccitazione
e sensi di colpa
La sindrome da saldi

La sindrome da saldi
La sindrome da saldi

Donna. Tra i trenta e i quarant'anni. Segni particolari: l'affannosa corsa all'acquisto, soprattutto di vestiti e di prodotti per la bellezza. Pur riconoscendo che anche i maschi non sono indenni dal quadro (in questo caso fa la parte del leone la tecnologia con la cura del fisico), questo potrebbe essere l'identikit di chi soffre di «sindrome da saldi», o meglio, per definirla in termine scientifico, di «shopping compulsivo». Sia chiaro: non si tratta di un problema moderno, visto che da un centinaio d'anni la smania di comprare anche cose che non sono utili e sono destinate ad essere messe da parte è riconosciuta come patologia. Ma questo è sicuramente il periodo dell'anno più complesso da gestire, considerando il Natale appena trascorso e i saldi al via sabato, con una difficoltà in più: la diffusione degli acquisti via internet, che possono rendere ancora più complesso placare l'istinto. Secondo gli esperti, rifacendosi ad analisi condotte negli Usa, proprio le informazioni che arrivano direttamente sulla posta elettronica offrendo articoli a prezzi interessanti possono amplificare la situazione. Sul fronte più propriamente patologico, che ovviamente va considerato solo in un numero rarissimo di casi, sia l'ansia che la depressione con la ridotta autostima possono rendere più probabile la comparsa del quadro. Come riconoscere chi ne soffre? In termini generali si può spiegare la compulsione all'acquisto con il ripetersi di episodi nei quali la persona sperimenta un impulso irrefrenabile a fare acquisti che sono riconosciuti come inutili, o perdono rapidamente importanza una volta avvenuti, e come eccessivi rispetto alle proprie possibilità. In pratica si instaura una sorta di dipendenza, che tuttavia nella stragrande maggioranza dei casi non assume le caratteristiche di una vera e propria patologia. C'è chi riconosce comunque una sorta di «discontrollo degli impulsi»: l'impulso ad acquistare, o quello della dipendenza comportamentale, o dipendenza senza sostanze, in questo caso una dipendenza appunto dall'acquisto. E bisogna prestare attenzione a non considerare il quadro come una situazione in bianco o nero: non sembra utile eccedere nella colpevolizzazione, e oltre un certo limite può diventare rischioso. Ma d'altro canto occorre anche evitare la completa deresponsabilizzazione. Insomma: per chi ha la passione per gli acquisti, nella stragrande maggioranza dei casi la misura viene dalla famiglia e solo raramente è necessario fare affidamento ad aiuti esterni, che possono passare attraverso modalità diverse. Certo è che resistere agli stimoli è difficile per tutti, soprattutto in una società consumistica come la nostra, tutta organizzata per indurre all'acquisto e al consumo. Per cui, buoni saldi a tutti. Ma con giudizio.

Federico Mereta
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