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Salute

03.07.2012

Ricerca, accordo per l'accesso a farmaci innovativi

Il tavolo dei relatori che hanno siglato l'accordo tra il Crc e il Policlinico di Borgo Roma FOTO MARCHIORI
Il tavolo dei relatori che hanno siglato l'accordo tra il Crc e il Policlinico di Borgo Roma FOTO MARCHIORI

La possibilità di accedere ai medicinali più innovativi prima degli altri e di essere leader in Europa nella ricerca farmaceutica. Vantaggi di cui l'Azienda ospedaliera veronese potrà godere grazie all'accordo tra il Crc, Centro ricerche cliniche, struttura nata nel 2005 all'interno dell'ospedale di Borgo Roma, e la Cromsource, organizzazione privata di ricerca, con sede a Verona.
«Un accordo tra pubblico e privato garantisce nuove e migliori prospettive», assicura l'assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, presentando la joint venture. «Nonostante il momento economico negativo, la Regione non smette di investire nella ricerca, ma questo è il futuro, per garantire migliori cure ai pazienti ed una razionalizzazione della spesa».
Spendere meno, ma spendere meglio è ormai il motto della sanità veneta, ma l'accordo tra Crc e Crom non riguarda solo l'aspetto economico, perché l'obiettivo comune è quello di portare la ricerca medica veronese nell'élite mondiale.
«La sperimentazione di nuovi farmaci sull'uomo è divisa in quattro fasi, le prime sono le più difficili, ma le più importanti, perché sono quelle che aprono la strada all'effettiva messa in commercio del farmaco», spiega Giovanni Pizzolo, direttore del dipartimento di Attività integrata dell'Azienda ospedaliera. «Con questo accordo potremo incrementare l'attività di sperimentazione anche in queste prime fasi, con grande beneficio dei pazienti». Il perché è semplice, avere la possibilità di somministrare ai malati farmaci innovativi, ancora prima che siano messi in commercio, sempre ovviamente con l'approvazione del Comitato etico e delle Autorità regolatorie italiane.
«Produrre un nuovo farmaco è molto costoso, parliamo di investimenti tra i 600 milioni e il miliardo di euro», precisa Pier Paolo Benetollo, direttore sanitario dell'Azienda ospedaliera, «per questo le aziende farmaceutiche devono essere sicure di voler sostenere i costi». «L'unione con il Crc, garantirà alti standard di lavoro», gli fa eco Oriana Zerbini, amministratore delegato Cromsource, «in tutte le quattro fasi, attirando investimenti, sia da parte della grandi case farmaceutiche, che di quelle medio piccole».
Ad effettuare le prime fasi della sperimentazione sono oggi pochissime realtà in tutta Italia e Verona è una di queste. «Con ottimi risultati», aggiunge Gianpaolo Tortora, direttore di Oncologia medica a Borgo Roma. «L'Italia è indietro rispetto all'Europa per la sperimentazione precoce, ma noi stiamo colmando la distanza. Ad esempio, abbiamo un nuovo farmaco, per il tumore del pancreas, di cui un nostro ricercatore ha scoperto il meccanismo d'azione, per questo Verona coordinerà lo studio a livello europeo».
Uno dei problemi più diffusi nel fare sperimentazione clinica in Italia è la burocrazia, che spesso scoraggia investitori stranieri. «Invece, grazie alla stima di cui godiamo, siamo riusciti a velocizzare i tempi», assicura Stefano Milleri, direttore del Crc, «e in genere, in massimo sei settimane, otteniamo l'approvazione ad iniziare la sperimentazione. Tempi molto competitivi anche nel resto del mondo».
Ciò significa che una nuova scoperta può arrivare ai pazienti ricoverati a Verona già dopo poco più di un mese, regalando una grande speranza ai malati.

Elisa Innocenti
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