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Salute

26.07.2018

Protezione 50?
Per pelli sensibili
non basta

Protezione alta anche in acqua
Protezione alta anche in acqua

Per pelli estremamente sensibili le creme protettive non bastano contro il sole intenso estivo, anche se hanno schermo totale. Secondo uno studio realizzato negli Stati Uniti e pubblicato su Jama Dermatology, per evitare bruciature servono ombra, cappelli e vestiti a maniche lunghe. I raggi solari intensi, soprattutto in persone che hanno un fototipo molto chiaro, possono provare scottature ma sono anche causa di problemi ben più gravi, come il melanoma. Per proteggersi, però, schermare i raggi ultravioletti con i filtri solari non sembra, in alcuni casi, sufficiente. I ricercatori del National Institute di Bethesda, nel Maryland, hanno analizzato i dati di 28.558 adulti (54% donne) a cui hanno chiesto di riferire cosa ritenevano sarebbe successo esponendosi al sole per un’ora, dopo che per molto tempo non vi erano stati esposti. Sono stati considerati sensibili al sole coloro che hanno risposto «avere una bruciatura con vesciche», «avere una scottatura con desquamazione» o «avere una lieve scottatura con poca o senza abbronzatura». È stato inoltre chiesto quante volte hanno avuto una scottatura solare nell’ultimo anno e che strumenti avevano usato per proteggersi. Tra le 15.992 persone risultate essere sensibili al sole, quelli che usavano solo la crema solare, ovvero il 62,4%, hanno avuto il più alto numero di scottature. Le persone sensibili al sole con la più bassa probabilità di scottature (pari al 24,3%) utilizzavano invece sistemi di protezioni più radicali: cercavano l’ombra, indossavano cappelli e indumenti con maniche e pantaloni lunghi. In pratica l’uso regolare di protezione solare in assenza di altri comportamenti protettivi era associato alla più alta probabilità di scottature. «Considerata la portata dei costi associati all’assistenza sanitaria, il miglioramento degli sforzi nella prevenzione del cancro della pelle avrebbe un effetto significativo sulla salute pubblica», scrivono gli autori dello studio, Kasey Morris e Frank Perna, nelle conclusioni. •

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