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Salute

10.12.2012

Poco cibo
da giovani
Più «svegli»
con l’età

Bambini obesi (archivio)
Bambini obesi (archivio)

Roma. Ecco una nuova prova che mangiando poco il cervello non invecchia: uno studio americano ha svelato che «patire» un pò la fame da piccoli potrebbe rallentare il declino delle facoltà mentali tipico degli anziani. Pubblicato sulla rivista Neurology, lo studio è di Lisa Barnes della Rush University Medical Center di Chicago. È italiana la scoperta che mangiare poco attiva una proteina «salva-cervello» che aiuta le «meningi» a restare sempre in forma rallentandone l’invecchiamento: Giovambattista Pani dell’Università Cattolica di Roma ha infatti scoperto di recente che la proteina «Creb1» mantiene giovane il cervello e che questa molecola è messa «ko» da diete smodate, troppo generose in cibi spazzatura.
La molecola Creb1, viceversa, viene accesa da diete ipocaloriche (tecnicamente dette restrizione calorica). Che il mangiar male e troppo appesantisca la mente oltre che il corpo è ormai ben documentato da recenti studi. Ma questa ricerca potrebbe offrire un’ulteriore evidenza di come la nostra alimentazione pregiudichi l’elasticità mentale.
Gli esperti hanno coinvolto nella ricerca quasi 6200 75enni tutti residenti a Chicago ed hanno chiesto loro di ricordare la loro infanzia per vario aspetti (stato socioeconomico, difficoltà finanziarie o familiari, condizoni di salute, alimentazione). Poi ne hanno misurato il livello di declino cognitivo, ovvero quanto le funzioni cognitive (apprendimento, memoria) sono compromesse. Un pò di declino cognitivo è fisiologico con l’età ma gli esperti hanno visto che nei soggetti che dichiaravano di aver «patito» qualche volta la fame da bambini il declino cognitivo era rallentato di un terzo rispetto alla discesa fisiologica delle performance mentali legata all’età.

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