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19 novembre 2018

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Salute

10.05.2018

Pipì a letto
«Disturbo risolvibile
Ma va trattato»

Questa notte in Italia due milioni di persone bagneranno il loro letto. Di questi, un milione e duecentomila sono bambini e adolescenti tra i 5 e i 14 anni di età, mentre gli altri 700mila sono adulti che soffrono del problema e che sono dimenticati da tutti. Gran parte di questi ultimi, a suo tempo, non furono presi in carico dai pediatri quando l’insorgenza di questo disturbo avrebbe potuto essere contrastata più efficacemente. Sono i dati preoccupanti emersi durante l’incontro «Enuresi notturna nel bambino e l’importanza di contrastarla», tenutasi al Senato su iniziativa della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (Sipps) e in collaborazione con l’Associazione di Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la Salute e la Prevenzione, in vista della giornata mondiale in programma il 29 maggio. «L’enuresi è un disturbo ancora non adeguatamente compreso e riconosciuto», dichiara Giuseppe Di Mauro, presidente della Sipps, «e va detto che, nonostante una diffusione elevata, è sottostimato e sottotrattato, se si pensa che due bambini su tre non vengono correttamente diagnosticati e di conseguenza curati. Insieme al ruolo di vigilanza delle famiglie, centrale resta quello del pediatra che già dopo il compimento del quinto anno d’età, con poche e semplici domande, potrebbe e dovrebbe verificare se il bambino bagna il letto e quindi se è bisognoso di adeguati interventi». «Un altro dato preoccupante», aggiunge Maria Laura Chiozza, urologa pediatra del Dipartimento di Pediatria all’Università di Padova, «è che, secondo studi recenti, il 60 per cento dei bambini con enuresi non viene sottoposto a visita pediatrica, quindi oltre 700mila pazienti non sono presi in carico per il loro problema». Un fatto, questo, di estrema gravità se si pensa che contrastare il disturbo precocemente non solo consentirebbe di superare il disagio e l’imbarazzo che colpisce chi ne soffre (l’enuresi compromette seriamente l’autostima del bambino ed è motivo di frustrazione in ambito familiare), ma potrebbe evitare la successiva insorgenza di altre complicanze che possono manifestarsi in età adulta. L’informazione su questo disturbo è quindi fondamentale affinché i genitori possano averne reale consapevolezza, superando alcuni preconcetti che spesso li portano a sottovalutarlo o volutamente a non dichiararlo per un ingiustificato senso di vergogna o per il fatto di considerarlo erroneamente un disturbo psicologico, destinato a risolversi in maniera del tutto spontanea con il passare del tempo. «Nuove conoscenze e nuove terapie ci permettono di offrire una risposta efficace alla richiesta di aiuto per uscire dall’enuresi», conclude Chiozza. «Parlarne al proprio pediatra è importante per garantire una crescita serena ai propri figli e un futuro di continenza urinaria di cui saranno grati ai propri genitori».

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