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12 novembre 2018

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Salute

01.11.2018

Occhio secco,
la sindrome
da pc e tablet

La sindrome dell'occhio secco
La sindrome dell'occhio secco

«Mamma, mi passi il tablet»? Se fino a qualche anno fa una frase di questo tenore poteva risultare strana, oggi fa parte della vita di ogni giorno. Ma avete mai pensato all’impatto che l’eccesso di esposizione agli schermi può avere sugli occhi del bambino?

 

L’American Academy of Pediatrics ha lanciato un allarme: l’uso prolungato e indifferenziato di smartphone o tablet può causare l’insorgenza della sindrome dell’occhio secco nei bambini. Si tratta di un disturbo oculare piuttosto frequente, che può comportare arrossamento, prurito, bruciore o sensazione di corpo estraneo nell’occhio di chi ne è affetto. La secchezza oculare è dovuta ad una insufficiente produzione di liquido lacrimale o ad una eccessiva evaporazione di esso. Anche nei bambini, oltre che negli adulti, le nuove tecnologie digitali quando vengono utilizzate con eccessiva frequenza stanno assumendo un ruolo sempre più importante tra i fattori scatenanti della sindrome dell’occhio secco. I

 

l motivo è semplice: mentre si sta davanti ad uno schermo gli occhi, in particolare quelli dei più piccoli, tendono a sbattere le palpebre molto meno frequentemente del normale, generando un’eccessiva evaporazione ed una ridotta produzione del liquido lacrimale. L’occhio normalmente sbatte quindici volte al minuto, ma se sottoposto a una visione prolungata con le nuove tecnologie digitali l’occhio sbatte la metà delle volte necessarie. L’occhio, inoltre, tende a stancarsi a causa del continuo sforzo dovuto alla distanza troppo ravvicinata a cui vengono tenuti questi dispositivi.

 

La soluzione è molto semplice: occorre limitare l’uso di questi strumenti ad un massimo di mezz’ora al giorno e preferire ad essi attività ricreative alternative e più stimolanti, possibilmente all’aperto. La Società di Oftalmologia americana consiglia la regola del “20-20-20”: cioè ogni 20 minuti di uso di computer o tablet occorre fare una pausa di 20 secondi e focalizzare lo sguardo su un punto a 20 piedi (circa sei metri) di distanza. Sia chiaro. L’occhio secco non interessa solamente i più piccoli. Sintomi come bruciore, fastidio alla luce con la sensazione di avere il classico granello di polvere all’interno dell’occhio, stanchezza, soprattutto quando si legge un libro o si lavora al computer, sono i segnali che le lacrime sono poche.

 

Secondo le ricerche più o meno 14 adulti su cento possono avere questo problema: capita soprattutto alle donne, in particolare dopo la menopausa, e agli anziani. Spesso questa condizione si correla con il diabete e con l’assunzione prolungata di farmaci i diuretici per ridurre la pressione, derivati del cortisone e antidepressivi. L’oculista può dare, caso, per caso, le indicazioni più utili. Ma non dimenticate mai di ammiccare. Stando alle ricerche scientifiche, passiamo senza rendercene conto il 10 per cento della giornata a sbattere le palpebre. Si tratta di un movimento involontario ma essenziale per la salute degli occhi perché permette di lubrificarli preservando il funzionamento del dotto lacrimale, proteggerli e nutrirli.

Federico Mereta
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