22 gennaio 2019

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Salute

22.11.2018

Non più solo ricchi
La gotta oggi
è sempre più diffusa

Un tempo era solo la malattia dei «ricchi» o dei «re»
Un tempo era solo la malattia dei «ricchi» o dei «re»

Un tempo era solo la malattia dei «ricchi» o dei «re», tanto da venir rappresentata con l'immagine di Enrico VIII. Oggi, invece, la gotta può essere considerata una patologia sempre più diffusa, come effetto collaterale delle cattive abitudini alimentari. Le troppe calorie e l'alimentazione poco equilibrata, infatti, si riflettono direttamente sul metabolismo dell'acido urico, sostanza che provoca gli attacchi di gotta ma soprattutto può anche aumentare i rischi per l'apparato cardiovascolare. La prova? Pur considerando la base genetica, la gotta inizia a manifestarsi anche in nazioni come la Cina, in cui era praticamente assente fino a qualche tempo fa. Oltre alle classiche crisi di dolore e infiammazione, peraltro l'acido urico va tenuto sotto controllo anche per i rischi che potrebbe comportare per il cuore. E gli incrementi dei suoi valori, anche modesti, appaiono legati al consumo eccessivo di cibi spazzatura e di bevande caloriche oltre che alla riduzione progressiva dell'attività fisica. A ricordare i rischi per cuore e arterie, e non solo per le articolazioni, legati all'acido urico nel sangue sono gli esperti riuniti a Bologna in occasione del convegno «Uric Acid and Cardiometabolic Disease: from bench to bedside», tenutosi nei giorni scorsi. «Il ruolo degli elevati livelli di acido urico come fattore di rischio, in effetti, si è affermato negli ultimi anni alla luce di una serie innumerevole di studi epidemiologici che hanno dimostrato una solida correlazione tra livelli di acido urico e incidenza delle malattie cardiovascolari come infarto, ictus, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, malattie renali come l'insufficienza insufficienza renale cronica e metaboliche come la sindrome metabolica e diabete», spiega Claudio Borghi, direttore della Medicina interna al Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna. Il rischio è proporzionale ai livelli di uricemia e si incrementa per valori compresi tra 5 e 5.5 milligrammi per decilitro, molto al di sotto di quelli comunemente utilizzati per la definizione della gotta, la ben nota malattia reumatica, e quindi largamente presenti nella popolazione». Sul fronte delle contromisure, la ricetta per limitare i rischi sembra passare attraverso la classica alimentazione mediterranea, unita ad una regolare attività fisica, senza ovviamente dimenticare la predisposizione familiare. Per tenere sotto controllo l'uricemia bisogna ridurre l'apporto di purine, acidi nucleici che portano alla sintesi di acido urico. In questo senso bisogno non esagerare con le frattaglie, la selvaggina, il pesce azzurro e i molluschi. Ci vuole poi un pizzico di attenzione alle carni grasse, così come bisogna puntare su un altro aspetto: l' acido urico si forma dal metabolismo del fruttosio, sarebbe opportuno ridurre il consumo di cibi addizionati con questo zucchero come le bevande dolcificate e mantenere una buona idratazione. Se nonostante l'intervento dietetico non si vedono risultati o il medico ritiene che il paziente sia ad alto rischio, per diminuire l'uricemia si può ricorrere ai farmaci in grado di far scendere i livelli di acido urico circolante.

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