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Salute

30.01.2012

Musica e pet-therapy un aiuto contro l'Alzheimer

I relatori al convegno sulla prevenzione e cura dell’Alzheimer FOTO MARCHIORI
I relatori al convegno sulla prevenzione e cura dell’Alzheimer FOTO MARCHIORI

Sulle note di «Nel blu dipinto di blu» o «Tanto pe' cantà», si cura l'Alzheimer. Le vecchie canzoni sono un'ottima palestra per la mente degli anziani affetti da demenza senile. Accanto alla musica, sono molte le terapie non farmacologiche che servono a mantenere il cervello attivo; dalla semplice attività motoria alla stimolazione cognitiva, alla Pet therapy. Le terapie vanno adattate su ciascun paziente ma si traducono in una vera e propria palestra per la mente in grado di ritardare il processo degenerativo della malattia. E rappresentano anche un valido aiuto nella gestione dei pazienti sia in famiglia che nelle strutture dedicate. Queste cure sono state al centro del convegno «Aiuto Alzheimer: le terapie non farmacologiche», che si è svolto ieri in Gran Guardia, promosso dall'associazione Alzheimer Italia in collaborazione con Comune, Provincia, Banca Popolare di Verona e patrocinato da molte altre organizzazioni tra cui le Ulss 20, 21 e 22 e l'Ordine dei medici. Un evento rivolto non solo ai medici, agli psicologi e agli educatori ma anche alle famiglie degli ammalati e che ha avuto come ospite d'onore Grazia De Marchi che ha cantato «Le canzoni della nostra memoria». Si stima che le persone affette da demenza senile, solo sul territorio comunale, siano 7 mila, 80 mila nel Veneto.
«Si tratta però di dati epidemiologici, e quindi non certi in quanto purtroppo ancora mancano registri ufficiali», spiega Carlo Gabelli, responsabile del Centro regionale invecchiamento cerebrale. Di fatto, un ottantacinquenne su tre, soffre di demenza senile. I farmaci esistenti per curare queste patologie sono solo dei palliativi che agiscono sui sintomi ma che non sono in grado di bloccare la malattia.
«La ricerca sta studiando altre soluzioni ma per almeno un'altra decina d'anni non avremo armi farmacologiche efficaci a contrastare la malattia», spiega Gabelli. Ecco quindi che l'esercizio della memoria assume un ruolo fondamentale.
«Il malato perde la memoria recente ma non la remota. Ascoltare le canzoni del passato che ricordano e riconoscono è un momento felice. Viene quindi accumulata serenità, che viene mantenuta a lungo anche in famiglia. Altri accorgimenti da considerare sono orari e abitudini costanti. Ed è bene assecondare i pazienti, anche quando sono convinti ad esempio che la figlia sia la madre o altre situazioni che possono essere dolorose e strane per i familiari», interviene Mario Guidorizzi, docente universitario. «Il tutto ovviamente condito da tutto l'affetto e l'amore possibili», precisa Maria Grazia Ferrari, presidente di Alzheimer Italia. Purtroppo però gli anziani ammalati che usufruiscono di queste cure sono una minima parte.
«C'è ancora molta ignoranza circa la demenza senile. I familiari spesso tendono a sottovalutarla accostandola all'età avanzata e partono dal preconcetto che non è possibile fare nulla. E spesso si preferisce ignorarla e ghettizzarla, quasi fosse una colpa, anziché affrontarla», puntualizza Gabelli. In attesa della scoperta di una pillola efficace in grado di bloccare la degenerazione della malattia, il segreto quindi è tenere la mente allenata ed attiva. Ed è bene iniziare da “giovani": il declino cognitivo misurabile inizia infatti già a 45, 50 anni.

Ilaria Noro
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