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Salute

03.11.2012

Migliorata
una tecnica
chirurgica
per l’occhio

Monitor con un intervento di chirurgia oculistica
Monitor con un intervento di chirurgia oculistica

Milano. Migliora ancora la tecnica del «cross-linking» che permette ai pazienti con cheratocono ai primi stadi di fermare l’evoluzione della della malattia: la nuova metodica, «iontoforesi», riduce il tempo di intervento da quasi un’ora a 14 minuti senza perdere i vantaggi e la sicurezza della tecnica precedente. Il primo intervento è stato annunciato a Milano dal chirurgo oftalmico Lucio Buratto, in occasione del Congresso Internazionale Videocatarattarefrattiva 2012.
Il cheratocono è una condizione dell’occhio nella quale la cornea, da rotonda e a cupola, si assottiglia e assume una caratteristica forma a cono, causando forte distorsione visuale. Nei casi più gravi il trapianto di cornea è ineludibile, ma se la malattia è diagnosticata per tempo, è oggi possibile arrestarne l’evoluzione con una tecnica non invasiva chiamata «cross-linking» che, attraverso l’instillazione di vitamina B2 (riboflavina) in collirio nella cornea e l’irradiazione con raggi Uva, crea dei nuovi legami tra le fibrille di collagene della cornea, impedendone l’ulteriore assottigliamento.
La tecnica standard del «cross-linking», che in Italia si fa dal 2007, prevede che l’instillazione della riboflavina avvenga dopo l’asportazione dell’epitelio corneale. Cosa che si evita con una prima evoluzione della metodica, adottata da un paio d’anni a questa parte, senza comunque ridurre il tempo di irraggiamento e di penetrazione della riboflavina nella cornea.
La iontoforesi rivoluziona invece il modo di far penetrare questa sostanza, con una imbibizione rapida che utilizza, oltre ai raggi Uva, un generatore elettrico a corrente continua a bassa intensità, alimentato a batteria. L’ elettrodo positivo, a forma di cerottino, viene applicato al centro della fronte del paziente e l’ applicatore corneale per la riboflavina, che contiene l’elettrodo negativo, all’interno di un anello di plastica posizionato sulla superficie della cornea.
«Questa tecnica - spiega Buratto - è innocua per i tessuti oculari, e permette di raggiungere concentrazioni notevolmente superiori rispetto alla permeazione passiva. Viene impiegata in medicina già da decenni, e sono già riportati in letteratura scientifica anche alcuni impieghi in oftalmologia». La iontoforesi, secondo l’oftalmologo milanese, pertanto «chiude il cerchio della tecnica del cross-linking in quanto unisce i benefici della tecnica transepiteliale (assenza di opacità, infezioni, dolore, nessuna riduzione del visus nel periodo post-intervento, non necessità di una sala operatoria) ai vantaggi della tecnica standard. Il tutto con un intervento molto più rapido e confortevole sia per noi oculisti che per il paziente, in quanto dura soltanto 14 minuti».

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