Seguici... Facebook Twitter Google+ Feed RSS
19 settembre 2018

Aree Tematiche

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

Salute

28.08.2012

Medici di famiglia
bocciano
il ministro: «Solo
tante parole»

Le regole per i medici di famiglia potrebbero cambiare presto
Le regole per i medici di famiglia potrebbero cambiare presto

Il «decretone» che mira a rivoluzionare la sanità italiana? «Parole, parole, parole. Aspettiamo di vedere i fatti». Non nascondono il loro scetticismo i medici di famiglia, tra le categorie più coinvolte dall'annunciata riforma del ministro della Salute Renato Balduzzi. E lo fanno attraverso Lorenzo Adami, segretario provinciale della Fimmg: la Federazione dei medici di medicina generale, cui aderiscono oltre 500 dei 630 professionisti che operano a Verona e provincia.
I CONTENUTI. Cosa prevede, questa riforma, per suscitare la perplessità dei medici di base? Moltissime novità: dalla tassa su bevande zuccherate e superalcolici a multe salatissime per chi vende tabacco ai minorenni; dalla lotta alle dipendenze causate dal gioco d'azzardo alla revisione della lista dei farmaci rimborsabili.
Ma il punto del «decretone» criticato dalla Fimmg riguarda l'obbligo, per i medici di base, di aderire ad aggregazioni territoriali, così da spalmare i servizi su un arco temporale più lungo: addirittura per 24 ore, sette giorni su sette.
In sostanza, basta con il medico unico per diverse centinaia di cittadini, i quali rispettano un orario di ricevimento. Alla guida dello studio, dovranno turnarsi 5 o 6 dottori, aiutati dall'introduzione delle cartelle sanitarie elettroniche con tutti i dati dei pazienti (ecografie, diagnosi, radiografie, ricette). Con la garanzia di assistenza no stop.
Tra le finalità della rivoluzione, oltre a un servizio continuativo, c'è anche quella di alleggerire il pronto soccorso dai casi meno gravi (codici bianchi). È un tema del quale si parla da anni ma senza nulla di concreto. Ora invece il provvedimento è stato già illustrato in Consiglio dei ministri e sarà votato nella seduta del 31 agosto.
I DUBBI. Ma i diretti interessati, gli stessi medici di famiglia, espongono alcuni dubbi, riconducibili a un interrogativo di base: «Con quali soldi?».
Perché, spiega Lorenzo Adami, «per concretizzare un provvedimento del genere servono ingenti risorse. E in un periodo come questo non sarà facile trovarle. Vorremmo che i tecnici lasciassero da parte la pratica degli annunci, finora cara ai politici. E si dedicassero solo ai fatti concreti».
Per esempio? «Innanzitutto, occorrono investimenti per gli strumenti di diagnostica. Se vogliamo davvero sgravare il pronto soccorso, nei nostri studi dobbiamo disporre di macchinari come spirometri per i soggetti con bronchite cronica, elettrocardiogrammi, e poi trattamenti per diabetici e Tao (terapia anticoagulante orale). Poiché oggi non ne abbiamo, questi pazienti vengono dirottati verso strutture distrettuali od ospedaliere. Ma le liste d'attesa sono quelle che sono. Quindi l'accesso al pronto soccorso diviene un modo per bypassare la fila».
«In più ci servono infermieri», continua Adami, «e anche segretari che si occupino della parte burocratica. Figure professionali che lavorino in comunione con noi medici di base».
«C'è inoltre da considerare che la maggior parte dei posti letto non si trova negli ospedali, che anzi ne sono sempre più carenti, ma nelle case dei pazienti stessi. E allora, perché non investire finalmente sull'assistenza domiciliare? Perché non istituire i "country hospital" nelle case di riposo, ovvero qualche letto per i soggetti più fragili? Con tali premesse, senza le quali non potremmo mai competere con il pronto soccorso, noi saremmo d'accordo con il ministro Balduzzi».
«La riforma della medicina di base», conclude Adami, «deve andare a braccetto con quella della specialistica, della guardia medica e del distretto. Non ha senso che il medico di famiglia lavori 24 ore, se poi il distretto chiude nel primo pomeriggio».L.CO.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lorenza Costantino
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1