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11 dicembre 2018

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Salute

15.11.2018

«Maratona? Mesi
di lavoro, ma meglio
non esagerare»

L'allenamento ideale? Economico, cioè senza cambio di ritmo
L'allenamento ideale? Economico, cioè senza cambio di ritmo

Il conto alla rovescia è iniziato. Il 18 novembre scatta l'appuntamento annuale con la Veronamarathon, attesa da atleti professionisti o semplici amanti della corsa. Chi indosserà le scarpe da running quella domenica ha di certo programmato da qualche tempo l'idea di percorrere 42 chilometri tra monumenti, ponti e mura scaligere. Ma quando si è pronti quindi per un tragitto tanto lungo? E quanto ci vuole per prepararsi adeguatamente a un simile evento sportivo, evitando che una maratona si trasformi in un calvario?Lo abbiamo chiesto a Federico Schena, responsabile del Centro Maratona e coordinatore dell'area Scienze Motorie dell'Università di Verona.All'ateneo scaligero, da qualche mese, alcune decine di veronesi si stanno preparando all'evento nel centro specializzato. Si tratta di persone che approcciano la corsa da tempo, magari non competitiva e solo domenicale, ma comunque in maniera costante.«Per tentare l'avventura della maratona senza drammi è importante deciderlo almeno cinque o sei mesi prima, perché improvvisare porta a una gran fatica senza costrutto», mette subito in chiaro Schena. «In questo modo si ha il tempo di aumentare la resistenza, arrivando a correre con una certa facilità almeno una ventina di chilometri».Se la prima regola sta nell'aumento della resistenza, bisogna poi sfatare il mito che sia utile allenarsi in lunghe percorrenze.«Correre fino a 30 chilometri in fase di allenamento potrebbe rivelarsi persino controproducente», evidenzia l'esperto. «La maratona di 42 chilometri è e deve restare un evento unico, piuttosto in fase di preparazione bisogna macinare un determinato volume di corsa pari a circa 300 o 400 chilometri complessivi in due o tre mesi, ossia 50 o 60 alla settimana».Il terzo ingrediente ideale per affrontare al meglio la prova sta nel correre in modo economico, ossia senza cambiare ritmi che, per legge fisica, sono dispendiosi di energie. L'andatura giusta è quella che ciascuno sente di potersi permettere.«A questo punto la velocità proiettata diventa un'abitudine facile. In fase di maratona è importante non farsi prendere dall'euforia della partenza e tenere il freno a mano tirato», fa notare Schena.«In molti mi chiedono come fanno a capire quando sono davvero pronti per la maratona», riferisce, dando una pronta risposta all'enigma. «Quando, in un percorso di 25 chilometri, procedendo alla personale velocità di gara negli ultimi tre chilometri si ha la stessa resistenza che nei primi tre, con la stessa frequenza cardiaca e una percezione uguale della fatica, allora si è davvero pronti per i blocchi di partenza, portando al traguardo quella che nel frattempo è diventata un'abitudine per affrontare la vita».

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