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Salute

06.09.2018

"Maledetto fischio"
Come combattere
l'acufene

Come combattere l'acufene
Come combattere l'acufene

I testi di medicina egiziani, assiri, greci e romani, lo attribuivano alla presenza di entità misteriose. Oggi invece sappiamo che il fischio all’orecchio - acufene è il termine scientifico, tinnitus quello latino - cioè quel fischio o rumore, percepito in una o entrambe le orecchie o nella testa senza una sorgente di rumore esterna, rientra nel campo della psichiatria. E va dunque affrontato con l’aiuto di un medico che eviti pregiudizi o terapie miracolistiche reperibili in Rete. «Non si tratta di una maledizione ma di un sintomo», spiega Fiorenzo Bertoletti, della Tinnitus Clinic del Bo di Milano e consulente otorinolaringoiatra della clinica Pederzoli di Peschiera. «Il trauma acustico dovuto ad ambienti di lavoro rumorosi, casse o altoparlanti dei concerti troppo vicini, cuffie con volume eccessivo, è un importante fattore di rischio. Ma l’acufene non interessa solo le vie uditive, tanto che in molti pazienti l’esame audiometrico è normale. L’origine è multifattoriale: patologie come diabete e obesità, ma anche stress, ansia e depressione possono coesistere con l’acufene. Anche le patologie che riguardano la colonna e la muscolatura cervicale come i colpi di frusta, o l’articolazione della mandibola o la situazione dentale possono essere determinanti come concause dell’acufene». Per gestire una situazione così complessa serve una struttura con competenze multidisciplinari dall’otorinolaringoiatra al neurologo, dal neuroradiologo all’osteopata, agli esperti in audioprotesi come quelli messi a disposizione dalla Tinnitus Clinic di Milano e ora, nel Veronese, anche dalla Clinica Pederzoli. Fondamentale anche una diagnostica raffinata, con esame audiometrico, impedenzometria, otoemissioni acustiche, acufenometria e, al bisogno, Tac, risonanza magnetica, Pet. «La prima visita comprende una valutazione della storia clinica del paziente, dei farmaci che assume, di eventuali alterazioni del sonno o percezioni del suono alterate, attraverso questionari ed esami strumentali. L’obiettivo», prosegue Bertoletti, «è capire da dove questo sintomo origini per impostare una terapia personalizzata, valutando anche la possibilità di un trattamento con strumenti acustici in grado di aumentare la capacità uditiva e nello stesso tempo contrastare il “fischio“, con tecniche di adattamento». Perché non esiste una «pillola» che risolva definitivamente il sintomo, ma la terapia va valutata e concepita su ogni paziente senza scorciatoie miracolistiche. «Ma le centinaia di pazienti trattati», conclude il medico, «ci insegnano che una terapia mirata a sviluppare processi di adattamento mediante la plasticità cerebrale funziona».

Elisa Pasetto
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