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Salute

26.10.2018

Malattie reumatiche:
donne nel mirino
Vince la prevenzione

A volte inizia con un'improvvisa difficoltà a fare gesti semplici, come aprire un barattolo. In altre situazioni il dolore e l'infiammazione prendono le dita delle mani, magari anche le caviglie. Certo è che l'artrite reumatoide, pur se nelle sue mille modalità di presentazione ha un «debole» per il sesso femminile. In media la malattia reumatica ha una frequenza triplicata nelle donne rispetto agli uomini.

 

Come al solito, la conoscenza del «nemico» è la prima arma per far fronte alla situazione: in questo senso va un protocollo di collaborazione sulla medicina di genere siglato tra la Società italiana di reumatologia (Sir) e l'Istituto superiore di sanità (Iss), che prevede diversi progetti, come corsi specifici per i medici di famiglia e la diffusione di materiale divulgativo come opuscoli e video per le famiglie.

 

«Le malattie reumatiche interessano oltre tre milioni e mezzo di italiane», segnala Angela Tincani, referente Sir del progetto e responsabile della Reumatologia e Immunologia degli Spedali Civili di Brescia. «Diventa quindi necessario avviare nuovi percorsi di ricerca che avranno, per esempio, lo scopo di valutare se e come la risposta di un farmaco possa essere influenzata dal genere del paziente. Le attività di informazione invece comprenderanno anche le peculiarità da rispettare nel gestire pazienti di sesso diverso. Data la grande prevalenza di donne nella popolazione di pazienti reumatici, sia lo specialista che il medico di medicina generale devono sempre considerare alcuni fattori come l'utilizzo di contraccettivi, la possibile insorgenza di tumori femminili o i problemi legati alla menopausa.

 

In particolare va prestata grande attenzione alla fertilità e al desiderio di maternità. Molte patologie possono esordire quando una donna è nel pieno delle sue possibilità di procreazione. Va quindi valutata attentamente la scelta delle terapie e, quando possibile, vanno privilegiate quelle che consentono ad una paziente di avere una normale vita familiare». Le donne risultano più esposte alle patologie perché presentano una particolare predisposizione genetica e ormonale che favorisce lo sviluppo di risposte autoimmuni più aggressive. In particolare gli ormoni estrogeni possono più facilmente scatenare il sistema immunitario perché hanno un'attività che favorisce l'infiammazione.

 

La causa di questa «predisposizione» è legata alla presenza di recettori ormonali per gli estrogeni sulle cellule del sistema immunitario, come i linfociti e i macrofagi, prime barriere di risposta alle infezioni. Queste cellule reagiscono all'attività degli estrogeni producendo anticorpi e soprattutto citochine, sostanze che tendono a mantenere elevato il livello di infiammazione. Alla fine, in ogni caso, l'importante è arrivare alla diagnosi prima possibile e poi puntare sulle opportunità di trattamento per raggiungere, in ogni persona, i migliori risultati. Un trattamento efficace, oltre a dare sollievo e chi soffre, consente anche di gestire al meglio la spesa: in Italia ogni anno per l'assistenza a chi soffre di malattie reumatiche si spendono più di quattro miliardi.

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