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Salute

15.02.2012

La speranza «terapia» nelle malattie croniche

Il convegno sulle malattie croniche si è tenuto a Palazzo della Ragione DIENNEFOTO
Il convegno sulle malattie croniche si è tenuto a Palazzo della Ragione DIENNEFOTO

Malattia del corpo e malattia nella mente. Quando viene diagnosticata una patologia è difficile non provare un senso di sconforto e le ripercussioni psicologiche sono inevitabili, in modo particolare se si tratta di malattie croniche, senza speranza di guarigione. Tema complesso quello del rapporto tra corpo e spirito, che merita un approccio multidisciplinare, secondo gli organizzatori del convegno «Motivazione, aspettativa, speranza e non-speranza nelle malattie croniche», che si è tenuto ieri al Palazzo della Ragione.
«Se motivazione e aspettativa sono termini che ricorrono spesso in ambito medico, lo stesso non si può dire di speranza», spiega Luciano Deotto, responsabile dell'Unità di Neurologia all'ospedale di Borgo Trento, «eppure è altrettanto importante per il paziente. Il medico deve essere capace di ascoltare e capire le esigenze della persona nella sua interezza, corpo e spirito».
Il rischio di spersonalizzazione della figura dell'operatore sanitario è dietro l'angolo. I grandi progressi tecnici possono portare ad un approccio distaccato verso il paziente, visto solo tramite l'occhio meccanico degli strumenti. Eppure è scientificamente provato che un atteggiamento positivo verso la malattia, aiuta nel processo di guarigione. La speranza dunque può davvero svolgere un ruolo fondamentale, a patto di intenderla come una parte integrante di sé.
«Il rapporto collaborativo tra medico e paziente innesca meccanismi di reazione positiva nella psiche e di conseguenza nel corpo», precisa Leonardo Chelazzi, docente di Neurologia e Neuropsicologia all'Università di Verona. «La malattia cronica può essere intesa come emblema della condizione umana, nella sua fragilità. Dalle patologie croniche non si guarisce, ma si può imparare a conviverci, a patto di accettare la nostra vulnerabilità ed in questo percorso l'aiuto del medico è fondamentale». Molti studi hanno dimostrato l'importanza dei fattori psicologici sulle diverse funzioni dell'organismo, lo stato di speranza in un paziente attiva processi fisiologici che aiutano il corpo nel combattere o convivere con la malattia. «La speranza non va confinata su un piano metafisico, ma studiata attraverso i vari linguaggi e applicata anche nell'esperienza clinica».
Persino il rifiuto di alcuni pazienti nei confronti della terapia, può essere un aspetto interessante. «Può derivare dal venir meno della forza vitale, a livello psicologico, di fronte alla malattia», conclude Chelazzi. «Oppure potrebbe essere intesa come una più piena accettazione del proprio essere in quel momento, tramite la consapevolezza che la malattia entra a far parte di sé. Forse è questo il primo e fondamentale passo per affrontare il percorso di terapia».

Elisa Innocenti
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