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Salute

15.11.2018

La "sexy emicrania"
I più colpiti
sono gli uomini

La "sexy emicrania" I più colpiti sono gli uomini
La "sexy emicrania" I più colpiti sono gli uomini

«Cara, ho mal di testa». Non pensate che sia sempre una scusa. A volte anche il rapporto sessuale può avere ripercussioni su alcune forme di cefalea e il problema, alla faccia delle dicerie, interessa soprattutto i maschi. I rischi sono maggiori tra i 30 e i 40 anni e le forme possono assumere caratteristiche diverse. Un primo tipo di cefalea compare durante il rapporto, prima che si raggiunga l’orgasmo, e si presenta come un mal di testa diffuso e fastidioso, quasi mai forte, che ricorda un po’ quello della classica cefalea tensiva. La seconda forma, sicuramente più difficile da sopportare, si verifica invece in correlazione con l’orgasmo ed assume le caratteristiche di un vero e proprio attacco di emicrania. Il dolore è molto forte, di tipo pulsante e può risultare estremamente difficile da sopportare. Sia chiaro: anche i dolori, in base a questa classificazione, non sono sempre uguali. La cefalea che interviene durante il rapporto potrebbe essere legata ad una contrazione particolarmente intensa dei muscoli del collo e del capo, e sicuramente viene accentuata dallo stress. Ad esempio le persone che magari hanno rapporti con la paura di essere scoperti o con partner non abituali. Nel caso della classica emicrania orgasmica, invece, il problema sembra essere legato alla vasodilatazione delle arterie che si verifica durante il rapporto sessuale: è per questo che compare la cefalea. Proprio sul fronte dell’emicrania, nelle sue forme più gravi, dal Congresso della Società Italiana di Neurologia tenutosi a Roma sono in arrivo buone notizie. Stanno per essere disponibili nuovi farmaci, anticorpi specifici che bloccano l’attività di una piccola proteina, il Cgrp, principale artefice dell’esplosione dell’attacco emicranico. «Questi hanno rivelato un’efficacia notevole a fronte di una tollerabilità impressionante: meno effetti collaterali del placebo, praticamente zero, farmaci con un rapporto rischio/beneficio che non ha eguali nel panorama medico», spiega Fabio Frediani, direttore dell’Unità operativa complessa di Neurologia e Stroke Unit dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano. «Già da anni l’offerta terapeutica ha abbandonato i vecchi farmaci, ormai desueti e mal tollerati per i troppi effetti collaterali, per rivolgersi a nuove strategie. Ne sono un chiaro esempio le varie tecniche di neurostimolazione o l’uso della tossina botulinica per le forme croniche, o la ricerca di sempre nuovi integratori che privilegino il “non nuocere“ al “far bene“. Oggi finalmente anche in campo farmacologico assistiamo a una vera rivoluzione e non solo per la caratteristiche della molecola. Anche le modalità di somministrazione sono completamente nuove: una sola iniezione al mese per tre mesi, che favorisce una miglior aderenza alla terapia, condizione basilare per il risultato della cura e per incoraggiare il paziente a non demordere mai». Insomma: per affrontare le emicranie gravi, non si deve puntare solo sui farmaci ma su un approccio olistico che ponga al centro la qualità di vita, considerando gli aspetti formativi, educativi e di indicazioni comportamentali in tema di diete e stili di vita.

Federico Mereta
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