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Salute

07.01.2012

L'insulina
che salva
dal diabete
compie 90 anni

Leonard Thompson ed Elizabeth Hughes. Avevano poco più di 11 anni quando, nel 1919, cominciarono a soffrire di quella «strana» malattia la cui diagnosi equivaleva, allora, a una condanna a morte nel giro di poche settimane: il diabete. Ma a Leonard ed Elizabeth la scienza avrebbe riservato una «sorpres» in grado di sconfiggere un destino che pareva ineluttabile. È la scoperta dell’insulina iniettabile, nel 1921, e i due bambini furono i primi, nel 1922, a ricevere quel trattamento che avrebbe salvato, dopo le loro, milioni di vite in tutto il mondo.

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas, la cui funzione fondamentale è quella di regolare il livello di glucosio nel sangue. Se la sua quantità o funzione nell’organismo è alterata, oppure se l’ormone è totalmente mancante, la conseguenza è il diabete, malattia cronica caratterizzata appunto dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel circolo sanguigno (iperglicemia). Una malattia incurabile, fino al fatidico anno 1921, quando due medici canadesi, Fredrick Banting e Charles Best, riuscirono per la prima volta a isolare e produrre insulina estraendola dal pancreas del maiale o altri animali. L’anno successivo, l’11 gennaio 1922, l’insulina viene usata per la prima volta per curare il diabete in un essere umano. Il primo paziente fu proprio Leonard Thompson, e pochi mesi dopo, in agosto, anche Elizabeth iniziò il trattamento. Entrambi sono sopravvissuti anni grazie alla cura «rivoluzionaria», per la quale nel 1923 Banting ricevette il Premio Nobel per la Medicina. Nel tempo gli studi proseguirono, fino ad arrivare alla messa a punto di insulina di derivazione sintetica. Oggi, a 90 anni dal primo trattamento con insulina sull’uomo, si sono fatti passi enormi nella cura di quella che si potrebbe definire una «ex malattia incurabile». E nuove formulazioni di «insulina di nuova generazione» sono disponibili sul mercato, garantendo una maggiore efficacia e minori effetti collaterali. Il diabete, però, complice anche un peggioramento degli stili di vita, continua a diffondersi vertiginosamente.

Gli esperti però mettono in guardia. Sono 366 milioni i malati nel mondo nel 2011 ma, secondo le previsioni, raggiungeranno il picco di 552 milioni nel 2030. Si parla dunque di una «epidemia globale» che sta interessando sempre di più anche i paesi dell’Asia e dell’Africa e che pone un grave problema di sostenibilità economica: nell’arco di 10 anni, i vari sistemi sanitari nazionali non saranno infatti più in grado di reggere i costi della «emergenza diabete». Anche il numero dei decessi resta alto - circa 3 milioniogni anno - perchè, nonostante le migliori cure disponibili, pesano aggravanti come l’obesità (sempre più diffusa nel mondo) e complicanze cardiovascolari. Oggi dunque la sfida contro il diabete sta, soprattutto, nella prevenzione, a partire dai corretti stili alimentari per ridurre i tassi di obesità, fattore strettamente collegato al diabete. Ma di certo, la messa a punto della terapia insulinica ha segnato una svolta storica alla lotta contro questa malattia, aprendo la strada a nuove, possibili armi terapeutiche - dalle cellule staminali, ai trapianti di isole pancreatiche ai vaccini - che potrebbero portare, in futuro, a una cura definitiva.

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